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Giuseppe Collerone, anziano e vispo avvocato!



sabato, ottobre 03, 2009

Saggio su l'intelligenza dell'uomo e sulla conoscenza di Dio

L'unico essere esistente sulla terra, che è dotato di intelligenza, è l'uomo, maschio e femmina.
Altri esseri hanno pure essi un balume di intelligenza, che, per distinguerla dall'intelligenza vera,
gli uomini di cultura chiamano istinto, cosa che pure l'uomo possiede.
L'uomo, diciamo, non ha nulla da invidiare a nessun altro essere vivente, tra quelli noti e conosciuti.
Anch'egli nasce, cresce, alcuni lasciano una loro scia storica, altri svaniscono e dopo tre giorni non si ricordano neanche i parente (detto con un pò di esagerazione!) e, comunque, tutti moriamo.
L'uomo, insomma, più di tutti gli altri esseri viventi, ha un'acuta percezione della fragilità delle cose, degli esseri esistenti e di se stesso e prova il brivido della paura del feticcio della morte, quasi sempre e da tutti i popoli rappresentato da uno scheletro con una enorme falce e comunque da un essere estremamente orribile, che distrugge la vita e trascina o nel nulla o nelle obre, facendo diventare in particolare l'essere umano una hèmura ( ombra vagante), ovvero il ritorno e la sua confusione con gli elementi della natura dei quali è composto .
Questo ha sempre spaventato l'uomo ed ha offuscato la sua intelligenza, anche se taluni tra di essi hanno pervicacemente tentato di dare una spiegazione a tutto questo marasma, nel quale, senza alcun loro consenso, si trovano coinvolti.
Non penso che le cose e gli altri esseri viventi abbiamo la percezione di fragilità e pensino della morte o siano afflitti da questo terribile pensiero di fine del proprio essere, di morte, di ritorno al nulla o di ombra vagante o di confusione del proprio essere nel magma della natura.
E' veramente singolare che solo l'uomo, allo stato delle conoscenza, anche scientifica,abbia coscienza della sua tragica situazione di essere un vivente gettato sulla terra (ancora fino ad oggi non conosciamo se ve ne siano in altre parti dell'universo) di avere un tempo di vita , più o meno lungo, e poi di amaramente scomparire e di non essere più.
A denti stretti, e con acuto dolore, ammette la sua limitatezza e se ne ricorda tutte le volte che la vita incontra delle difficoltà più o meno gravi e l'essistenza stessa diventa ipotetica.
(1^ puntata- continua non so quando!)

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