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Giuseppe Collerone, anziano e vispo avvocato!



sabato, febbraio 20, 2010

Oggi leggendo.....

Ieri, oggi vivendo per per domani ...la vita scorre ed è la Speranza che la sorregge guardando al domani, incerto, insicuro, ma possibile a viversi, aspettando la vita nuova.
Guardo al mio lontano passato e mi stupisco di essere quel che la storia fino ad oggi mi fa vivere a partire dal concepimento...
Un crescendo "miracoloso" del bene che ho ricevuto, del bene (quel poco) che ho fatto, ma carico anche dei miei zoppicamenti o di tante cose non belle vissute, di tanti avvenimenti dolorosi e dolorosissimi, che sono stati e sono presenti nei miei ricordi.
Ho la certezza che se è vero che Dio è stato presente in ogni cosa, in ogni avvenimento , in ogni occasione presente, Egli però è stato discreto, grandiosamente rispettoso della mia libertà di muovere e di manovrare anche la mia storia, lasciandomi libero di agire giustamente o ingiustamente, di giocarmi il " battesimo" peccando contro di Lui e contro il prossimo o di essere illuminato dalla verità, di avermi dato pazienza e fotezza anche nelle situazioni dolorose e quelle in cui la malignità del mio prossimo ha tentato di fare male a me e/o di farlo alle persone a me care.
E' Quaresima e la mia Chiesa mi invita a seguire il Cristo Gesù nel deserto.
Non fu facile per lui stare in un mondo in cui non c'era possibilità di vita quanto meno normale: Non c'era pane, non c'erano uomini, ma terra brulla e senza neanche erbe, qualche animale e la solitudine immensa.
Non è facile neanche per me vivere nel deserto, coacervo di male e di bene, di egoismi e di altruismi, di vita e di morte.
Eppure Gesù ha vissuto in mezzo a questa complessa situazione e ne è uscito vittorioso, adoperando tre importantissimi mezzi, che lo preparavano alla vittoria finale: pregava, digiunava ed elargiva l'elemosina della sua deità alla miserabile e decaduta umanità.
Il Nazareno perderà la vita ignominiosamente, ma la ritroverà per regalarla agli uomini!
Ma io non sono un dio, neanche un dio minore, ma una carne che muore e una vita abbarbicata alle cose ed alle persone, consapevole, però, della mia gracilità e della brevità della vita.
Nutro una fiduciosa Speranza che, il mio spirito, affrancato dalla caducità, possa ottenere la vittoria sulla morte.
La prova di questa speranza sarà quella di sopravvivere al deserto della vita in una prospettiva di fecondità futura, che solo immagino, alimentata dai fatti vittoriosi del passato, che non ritorna più e di quelli del presente che dura solo un istante.

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