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Giuseppe Collerone, anziano e vispo avvocato!



sabato, marzo 27, 2010

Un grido di dolore e di Speranza

"Mio Dio, mio Dio perchè mi hai abbandonato?"
E' il grido di dolore di un innocente perseguitato e angariato.
Per chi ha curiosità gli segnalo che tale grido di dolore è contenuto nel salmo 22(21) della Bibbia e lo troviamo sulla bocca di Gesù di Nazaret, mentre, moribondo, pende dalla croce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?" , che significa "Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato" (Mc.15,34).
Quando ero un ragazziono ed anche un giovinetto, nei giorni che precedevaono la Pasqua cristiana, sentivo questo grido proclamato in latino e , sempre, nella mia immaginazione ero indotto a credere che si trattasse di un grido di angosciosa disperazione del Nazareno, nel momento cruciale della sua vita, che si stava spegnendo.
Questo passo dei vangeli mi rincresceva tantissimo e mi commuoveva.
Mi chiedevo: ma perchè Colui, che Gesù chiamava Padre, lo aveva abbandonato nel momento della sua estrema debolezza, mentre lo oltraggiavano, lo deridevano, lo hanno messo in croce, mentre bruciava nel suo fisico, mangiato dal fuoco dal tetano?
Mio padre non mi avrebbe mai abbandonato, pensavo.
Non nascondo la mia debolezza: una lontana volta mi spuntarono le lacrime agli occhi nel momento in cui un diacono, che impersonava il Cristo nella "Passio Christi", dolcissimamente musicata da non ricordo quale grande autore!
Ma non nascondo tuttora che, sempre, nella mia età matura e in questa mia anzianità, fino a questa sera, mi commuovo nel riascoltare tali passi dei Vangeli.
Spinto da una curiosità profonda, che muoveva il mio cuore e la mia mente, qualche tempo addietro, mi misi alla ricerca di questo brano, che un prete mi diceva essere un salmo, che non parlava di un disperato, ma di un uomo giusto perseguitato, che si rivolgeva a Dio nel momento in cui era incalzato dai persecutori e che innalzava un inno di lode a Lui per averlo sciolto dalle funi di morte, che lo avvolgevano e lo avvinghiavano.
La mia curiosità fu ampiamente appagata, mi portò una serenità profonda nel cuore e arrichì la mia mente ed il mio spirito.
Gesù era un ebreo, un profondo conoscitore delle scritture, e,mentre era nel crogiolo della morte e nelle mani dei suoi nemici (il potere.ebreo-romano), che su di lui avevano riversato il loro livore, appendendolo alla croce, sapeva che poteva fidarsi solo di Suo Padre e che poteva invocarLo per essere salvato, che suo Padre poteva abbassare i cieli e discendere per sollevarlo dai flutti di morte, dai lacci degli inferi e dalle onde torrentizie, e dalle vampe dello sheol, che lo stavano travolgendo e torturando.
In questo gravissimo frangente, Gesù, come qualsiasi essere umano, poteva essere travolto o dalla tentazione di ribellarsi ad una tale situazione imposibile ed incredibile , ovvero, se davvero egli era Figlio di Dio, di provare estrema fiducia in suo Padre.
Ecco perchè Gesù, conscio della debolezza della sua umanità, si ricorda del lamento che il giusto può innalzare a Dio e recita sulla croce il salmo 22(21), che si snoda come il cantico di un'epopea, che descrive la potenza di questo suo Padre: " Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? Tu sei lontano della mia salvezza"; sono le parole del mio lamento. Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo"...... " Ma io sono un verme, non un uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo....Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa, il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere....E' arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla mia gola.....hanno forato le mie mani ed i miei piedi, possono contare tutte le mie ossa.....si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte....Ma Tu Signore non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto"....
Isaia,uno dei più grandi saggi dell'antichità e grande Profeta, si era occupato del "virgulto" di Dio e aveva previsto con molti secoli di anticipo che cosa avrebbero fatto al "servo" di Dio , che ""era cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida". Egli sarebbe stato "... disprezzato e reietto dagli uomini" .."uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non avevano alcuna stima.....percosso da Dio e umiliato....con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo....con il ricco fu il suo tumulo.... sebbene non avesse commesso violenza nè vi fosse inganno nella sua bocca"""...
Ma Gesù sapeva perfettamente che tutto quello che gli stava accadendo era stato previsto nel piano di salvezza disegnato da suo Padre: " ...si compirà per mezzo suo la volontà del Signore...""
Quello del Padre era un disegno di inesprimibile Amore per il singolo uomo e per tutta l'umanità.
Ne sentiva, Gesù, tutto il peso e ne provava angoscia e dolore.
Già il giorno prima, al solo immaginarlo, aveva provato tanta angoscia e tanto terrore, da sudare sangue ed era entrato nella tristezza: " L'anima mia è triste fino alla morte..." ed aveva chiesto a Suo Padre: ""...Padre mio!, se è possibile, allontana da me questo calice! Però non la mia ma la tua volontà sia fatta."
Nel suo grande momento di affanno e di fronte all'estrema prova, che l'odio di Caino gli riversva addosso e di fronte all'empietà, anch'essa estrema, che si stava commettendo da parte degli uomini, che si dicevano adoratori di Suo Padre, il Nazareno, nel suo affanno, come il giusto afferma ..."nell'angoscia gridai al mio Dio... al suo orecchio pervenne il mio grido..." Gesù , gridò forte e disse " Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito" e spirò, offrendo tutto se stesso, corpo e spirito.
Ma come disse secoli prima il Profeta Isaia: .." Ecco il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto onorato.. " Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.... il Giusto mio Servo giustficherà molti... Egli si addosserà la loro iniquità. Perciò gli darò in premio le moltitudini..."..."Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere di uomo il suo aspetto e diversa la sua forma di quella dell'uomo - così si meraviglieranno di lui molte genti; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, perchè vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito..."
Come a chiudere il suo vaticinio, Isaia grida: " Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?"
Quale discenza, infatti avrebbe potuto avere un morto? Quale vita lunga avrebbe potuto avere un morto.? Quali motitudini avrebbe avuto in premio un morto?
Ecco l'opera del Padre:
Un macigno rotolato, la bocca degli inferi spalancata, la tomba ad arcosolio vuota, il sudario e le bende ben ordinate, poste di lato, donne impaurite e pinangenti ed un essere dal volto di lampo seduto sul macigno annunzia: ... "E' risorto, non è qui!..."
Annunziate a tutti: Gesù è tornato nella Gallea delle Genti, dove vi precede e si fa di nuovo vivo , visibile e toccabile.
Da lì partirà il carro di fuoco dell'Amore, che gli amici ed i fratelli del Figlio dell'uomo irradieranno in tutto il mondo e si realizzerà l'antico vaticinio: ..." Sì, come come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me...così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome...."
Io, che copio, per mia memoria, qualche versetto della Bibbia, sono la discendenza del Nome di Dio, che il suo Figlio Gesù ha voluto mostrare a me ed a tutta la discenza, che crede, spera ed ama.
Quando medito su questi avvenimenti, mi sento un "dio" amato dal vero ed unico Dio, Padre del Signore Gesù. Nazareno
Anch'io ho avuto momenti di smarrimento, di profondo dolore e di abbandono di fronte alla morte del mio giovane unico figlio maschio, ma il il Dio di Gesù ed il mio Signore mi ha asciugato le lacrime dal volto, ha versato balsamo sulla mia profonda ferita ed olio di letizia splendente sul mio volto e non mi ha lasciato confuso e mai mi ha deluso in tanti anni di vita, dandomi di avere con il "mio gioello strappatomi" un colloquio profondo di amore, molto di più di quando egli era in vita.
Non ho provato confusione e non sono rimasto deluso di fronte al fatto che "un morto", Gesù Nazareno, ha una grandissima discendenza e moltitudini di uomini si rivolgono a Lui. Per suo merito, l'uomo ha ottenuto di vivere eternamente, quando, sciolto dai lacci della morte ontica e fisica, è ritornato ad essere come Dio, così come fu in origine!
Son contento di essere cristiano e di potere, a distanza di due millenni, proclamare a voce alta ancora: Cristo Gesù è risorto, è veramente risorto e ci precede in Galilea, che significa ovunque.
Ovunque ci ha aiutato, ci aiuta e ci aiuterà in tutte le nostre miserie e povertà.
Buona Pasqua ai miei cari, a tutti i cristiani ed a tutti gli uomini di buona volontà ed amati dal Signore con Amore perenne e gratuito.
Giuseppe Collerone
P.S.: la presente spubblicazione è emendabile e può essere ancora incrementata e/o corretta.