- Senti questa storia.
Una storia inconcepibile, sconvolgente, stupefacente!
Mai e da nessuno ho sentito dire che un dio sia morto ucciso da mani di uomo!
Nessuna storia, racconto o memoria delle religioni riporta un fatto del genere:
un dio si sia potuto sottometere all'uomo fino a tal punto da giocarsi la vita e di perderla!
E, ancora....
Hai mai sentito dire che un essere qualunque ed, in particolare, un uomo sia tornato dalla tomba?
Io no!
Io no!
Non ho visto mai nulla di simile, nella mia pur breve esistenza e non ho mai sentito una notizia di tal genere, a parte questa storia icredibile.
Eppure....
E' una stotia che si tramanda da circa duemila anni, che ha attraversato secoli e generazioni di uomini, anch'essi tutti morti.
Eppure....
E' una stotia che si tramanda da circa duemila anni, che ha attraversato secoli e generazioni di uomini, anch'essi tutti morti.
E' stata raccontata anche a me talora a spezzoni e talora tutta da cima a fondo., attinta da quattro libri antichissimi e da un libretto di avventure riguardanti alcuni uomini amici di un uomo, che ha sbalordito tanti.
Un gruppetto ci ha creduto ed ha dato la vita per testimoniarla, altri non hanno creduto e si son fatti beffe di una simile storia..
E' una notizia che ha dell'inverosimile.
E' un mattino presto di una primavera dell'era romana ( forse dell'anno 787-788?!), un'alba appena accennata senza ancora luce, in molta penombra.
Tanta gente, che era arrivata a Gerusalemme per la festa di Pasqua, cominciava a muoversi e ad animare le strade.
Era quello il giorno dopo il 14 di Nisan, in Gerusalemme.
Nel cerchio dei sonnacchiosi ed infelici amici di Gesù il Nazareno, si diffuse una notizia eclatante, ridondante, di quelle che fanno drizzare i peli, che fanno sincopare e schiattare il cuore e la mente.
"Gesù è risorto! ...", grida Maria di Màgdala ai seguaci del Nazareno, che erano storditi, in lutto e in pianto, affannata per la corsa che aveva fatto.
"Incredibile!"
"Non è possibile".
"Maria è impazzita!" dicevano l'un all'altro.
"Tu vaneggi, Maria, ti ha dato di volta il cervello", dicono in coro inquieti e sconvolti.
"Gesù è stato seppellito da noi e sappiamo dove è il sepolcro."
"Vi dico che Gesù non è più nel sepolcro", ribatte Maria, "la pietra è stata rotolata ed il suo corpo non è più lì. Egli mi si è presentato. Mentre guardavo all'interno del sepolcro vuoto, nella penombra... non lo ho riconosciuto; mi ha chiamata per nome: Maria!, così mi chiamo! Io mi son voltata e l'ho visto. Al sentire la voce, che mi era familiare, anch'io, mi sono scossa, mi sono venuti i brividi ed un forte batticuore ed esclamai: Rabbunì, Maestro del mio cuore! dissi e mi chinai per abbracciargli i piedi; ma Gesù mi ha fermata e mi ha detto": "...non mi toccare, perchè non sono ancora salito al Padre! Va' ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno. Detto questo è scomparso ai miei occhi ".
"Anch'io sono rimasta interdetta, sbalordita, shockata, tremante ed a bocca aperta", continuò inarrestabile Naria.
"Vi dico, però, che ho visto il Signore!".
Tanta gente, che era arrivata a Gerusalemme per la festa di Pasqua, cominciava a muoversi e ad animare le strade.
Era quello il giorno dopo il 14 di Nisan, in Gerusalemme.
Nel cerchio dei sonnacchiosi ed infelici amici di Gesù il Nazareno, si diffuse una notizia eclatante, ridondante, di quelle che fanno drizzare i peli, che fanno sincopare e schiattare il cuore e la mente.
"Gesù è risorto! ...", grida Maria di Màgdala ai seguaci del Nazareno, che erano storditi, in lutto e in pianto, affannata per la corsa che aveva fatto.
"Incredibile!"
"Non è possibile".
"Maria è impazzita!" dicevano l'un all'altro.
"Tu vaneggi, Maria, ti ha dato di volta il cervello", dicono in coro inquieti e sconvolti.
"Gesù è stato seppellito da noi e sappiamo dove è il sepolcro."
"Vi dico che Gesù non è più nel sepolcro", ribatte Maria, "la pietra è stata rotolata ed il suo corpo non è più lì. Egli mi si è presentato. Mentre guardavo all'interno del sepolcro vuoto, nella penombra... non lo ho riconosciuto; mi ha chiamata per nome: Maria!, così mi chiamo! Io mi son voltata e l'ho visto. Al sentire la voce, che mi era familiare, anch'io, mi sono scossa, mi sono venuti i brividi ed un forte batticuore ed esclamai: Rabbunì, Maestro del mio cuore! dissi e mi chinai per abbracciargli i piedi; ma Gesù mi ha fermata e mi ha detto": "...non mi toccare, perchè non sono ancora salito al Padre! Va' ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno. Detto questo è scomparso ai miei occhi ".
"Anch'io sono rimasta interdetta, sbalordita, shockata, tremante ed a bocca aperta", continuò inarrestabile Naria.
"Vi dico, però, che ho visto il Signore!".
Detto questo, come se avesse fatto uno sforzo insopportabile, cadde pesantemente su uno sgabello e curvò il capo, come intontita.
"Non ti possiamo credere. Non ci turbare, Maria, con queste tue stranezze!" protestano i suoi amici.
"Sappiamo che sei molto affezionata a Gesù e forse per questo sei isterica e vaneggi" disse uno di loro.
"Gesù è da tre giorni nel sepolcro, ormai ha avuto inizio l'inarrestabile processo di decomposizione e di putrefazione" disse Matteo.
"Il sepolcro è stato sigillato dai capi dei sacerdoti e dai farisei ed è guardato a vista dalle guardie mandate dal Sinedrio. Come puoi dire che il sepolcro è aperto e vuoto? Cosa farfugli? Tu ci vieni a raccontare cose incredibili ed eventi insensati" aggiunse , con tono interdetto, Giovanni, che era stato sempre presente in tali occasioni.
"Non abbiamo mai sentito che un morto sia tornato dalla tomba!" , osservò Tommaso, uomo molto concreto e terra terra.
"Lasciaci in pace e nel nostro lutto e pianto, Maria!" con voce di pianto disse Pietro.
I seguaci di Gesù non credono.
"Non ti possiamo credere. Non ci turbare, Maria, con queste tue stranezze!" protestano i suoi amici.
"Sappiamo che sei molto affezionata a Gesù e forse per questo sei isterica e vaneggi" disse uno di loro.
"Gesù è da tre giorni nel sepolcro, ormai ha avuto inizio l'inarrestabile processo di decomposizione e di putrefazione" disse Matteo.
"Il sepolcro è stato sigillato dai capi dei sacerdoti e dai farisei ed è guardato a vista dalle guardie mandate dal Sinedrio. Come puoi dire che il sepolcro è aperto e vuoto? Cosa farfugli? Tu ci vieni a raccontare cose incredibili ed eventi insensati" aggiunse , con tono interdetto, Giovanni, che era stato sempre presente in tali occasioni.
"Non abbiamo mai sentito che un morto sia tornato dalla tomba!" , osservò Tommaso, uomo molto concreto e terra terra.
"Lasciaci in pace e nel nostro lutto e pianto, Maria!" con voce di pianto disse Pietro.
I seguaci di Gesù non credono.
C'Erano nella stanza anche Maria, madre di Giacomo e Salomè, moglie di Cusa,(?) ed altre donne , che rimasero molto turbate da quel racconto. ma il loro cuore,però solifarizzò con il racconto che Maria di Mgdala aveva appena finito e cominciarono a porle domande,alle quali diede risposte confuse.
Fecero conciliabolo tra di loro e decisero di recarsi insieme al sepolcro.
Con il dubbio nel cuore, per non tornare indietro, presero gli oli aromatici per l'imbalsamazione, che la sera della vigilia della Pasqua avevano acquistato e si diressero a passo svelto verso il sepolcro, dove il Mestro era stato sepolto da Giuseppe d'Arimatea, sotto il loro vigile sguardo e con il loro aiuto.
Il sole era spuntato e le donne arrivarono speditamente sul posto.
La grossa macina di pietra era stata rotolata ed il sepolcro era così come l'aveva descritto Maria di Magdala.
Le donne si abbracciarono tra di loro, cariche di dolore, con una grande pena nel cuore lacrimavano silenziosamente. Mentre si attardavano avanti al sepolcro vuoto, un uomo dall'aspetto del Maestro, con mani e piedi trapassate ed il costato ancora aperto, si fece avanti e sorridente disse loro: " salute.... così come ho già detto a Maria, dico anche a tutte voi: non abbiate paura, dite ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno!" pronunziate queste parole scomparve dai loro occhi attoniti e sbalorditi.
Anch'esse, insieme a Maria di Magdala, tornarone piene di gioa nella stanza dove erano riuniti i loro amici, che trovarono agitati e perplessi.
Narrarono concitatamente quel che avevano visto ed era accaduto.
Pietro più di ogni altro si inquieta. Giovanni ha un sussulto nel cuore.
Giovanni guarda Pietro. Questi era un uomo fatto, serio e provato. Era scosso fortemente dagli avvenimenti dei giorni passati, affltto per avere rinnegato il suo Maestro e Signore e per avere assistito, sia pure a debita distanza, per paura di essere coinvolto, alla sua atroce morte. Aveva il cuore a pezzi e gli occhi arrossati ed infossati. Pietro solleva istintivamente lo sguardo e incontra quello del suo amico, Giovanni, giovane limpido, sereno e sincero, anche se molto rattristato e smarrito. Scatta una silenziosa intesa. Senza scambiare alcuna parola, i due, lasciato il luogo, nel quale si trovavano riuniti insieme quasi tutti altri apostoli ed alcuni discepoli, escono e corrono.... corrono...corrono verso il luogo dove era stato sepolto Gesù tre giorni prima.
Giovanni è più giovane, corre più velocemente ed arriva al sepolcro,si china, guarda dentro il sepolcro, ma non entra, aspetta che arrivi Pietro, che gli ha corso dietro un pò affannato.
Il corpo di Gesù, come aveva riferito Maria di Magdala, non è più lì.
Le bende sono sparse per terra ed il sudario è piegato e posto di lato.
I due si guardano in faccia esterrefatti. Sono presi da un forte panico e da una profonda delusione, costernazione e tristezza.
Che spettacolo! Che desolazione! Che smarrimento!
Non riescono a credere ai loro occhi.
Ambedue sono tormentati dallo stesso pensiero.
Poco prima alcuni uomini della guardia del Sinedrio avevano fatto affliggere i capi dei sacerdoti ed i farisei all'annunzio che colui che avevano fatto crocifiggere e che era stato sepolto, non era più nel sepolcro, che due giorni prima avevano sigillato e davanti al quale li avevano lasciati a guardia.
"E' un'impostura grande!" avevano esclamano in coro.
"Chi ha potuto fare un simile scherzo?"
Frattanto, scoraggiati, dopo aver dato uno sguardo attorno, i due discepoli, Simone (detto Pietro) e Giovanni, mogi mogi ritornano sui loro passi e lentamente si allontanano dal sepolcro.
Mentre i due discepoli di Gesù camminavano verso il luogo della riunione dei loro amici, altri uomini delle guardie sinedrite, alcuni dei quali si erano già recati in città, raggiungendo i loro commilitoni, stavano riferendo ai loro capi l'abbagliante avvenimento, che li aveva storditi ed imbambolati nell'ultima parte della notte: "mentre stanchi eravamo in dormiveglia, c'è stato un gran tremore della terra", dicono d'un fiato, "ed un essere dal volto di lampo ha rotolato la pietra e vi si è seduto sopra e noi siamo rimasti abbagliati, esterrefatti, tremanti....atterriti a morte. Dentro il sepolcro c'era una grande luce, ma il corpo del crocifisso non c'era più", aggiunsero gli uomini.
I capi dei sacerdoti, dopo averli ammoniti e ripresi per il loro assopimento, li rimproverarono e li minacciarono di ritorsione per la mancata consegna, ed offrirono ( cos' come avevano fatto qualche giorno prima con Giuda, che si era proposto di consegare il Nazareno!) una forte somma di danaro perchè essi, mentendo, affermassero che vi era stata un'irruzione dei suoi discepoli sul luogo del sepolcro, i quali, rotolata la pietra, avevano portato via il corpo del loro Rabbì.
Tale diceria venne propalata in Gerusalemme, provocando un grande mormorio, scandalo e confusione.
Giovanni guarda Pietro. Questi era un uomo fatto, serio e provato. Era scosso fortemente dagli avvenimenti dei giorni passati, affltto per avere rinnegato il suo Maestro e Signore e per avere assistito, sia pure a debita distanza, per paura di essere coinvolto, alla sua atroce morte. Aveva il cuore a pezzi e gli occhi arrossati ed infossati. Pietro solleva istintivamente lo sguardo e incontra quello del suo amico, Giovanni, giovane limpido, sereno e sincero, anche se molto rattristato e smarrito. Scatta una silenziosa intesa. Senza scambiare alcuna parola, i due, lasciato il luogo, nel quale si trovavano riuniti insieme quasi tutti altri apostoli ed alcuni discepoli, escono e corrono.... corrono...corrono verso il luogo dove era stato sepolto Gesù tre giorni prima.
Giovanni è più giovane, corre più velocemente ed arriva al sepolcro,si china, guarda dentro il sepolcro, ma non entra, aspetta che arrivi Pietro, che gli ha corso dietro un pò affannato.
Il corpo di Gesù, come aveva riferito Maria di Magdala, non è più lì.
Le bende sono sparse per terra ed il sudario è piegato e posto di lato.
I due si guardano in faccia esterrefatti. Sono presi da un forte panico e da una profonda delusione, costernazione e tristezza.
Che spettacolo! Che desolazione! Che smarrimento!
Non riescono a credere ai loro occhi.
Ambedue sono tormentati dallo stesso pensiero.
Poco prima alcuni uomini della guardia del Sinedrio avevano fatto affliggere i capi dei sacerdoti ed i farisei all'annunzio che colui che avevano fatto crocifiggere e che era stato sepolto, non era più nel sepolcro, che due giorni prima avevano sigillato e davanti al quale li avevano lasciati a guardia.
"E' un'impostura grande!" avevano esclamano in coro.
"Chi ha potuto fare un simile scherzo?"
Frattanto, scoraggiati, dopo aver dato uno sguardo attorno, i due discepoli, Simone (detto Pietro) e Giovanni, mogi mogi ritornano sui loro passi e lentamente si allontanano dal sepolcro.
Mentre i due discepoli di Gesù camminavano verso il luogo della riunione dei loro amici, altri uomini delle guardie sinedrite, alcuni dei quali si erano già recati in città, raggiungendo i loro commilitoni, stavano riferendo ai loro capi l'abbagliante avvenimento, che li aveva storditi ed imbambolati nell'ultima parte della notte: "mentre stanchi eravamo in dormiveglia, c'è stato un gran tremore della terra", dicono d'un fiato, "ed un essere dal volto di lampo ha rotolato la pietra e vi si è seduto sopra e noi siamo rimasti abbagliati, esterrefatti, tremanti....atterriti a morte. Dentro il sepolcro c'era una grande luce, ma il corpo del crocifisso non c'era più", aggiunsero gli uomini.
I capi dei sacerdoti, dopo averli ammoniti e ripresi per il loro assopimento, li rimproverarono e li minacciarono di ritorsione per la mancata consegna, ed offrirono ( cos' come avevano fatto qualche giorno prima con Giuda, che si era proposto di consegare il Nazareno!) una forte somma di danaro perchè essi, mentendo, affermassero che vi era stata un'irruzione dei suoi discepoli sul luogo del sepolcro, i quali, rotolata la pietra, avevano portato via il corpo del loro Rabbì.
Tale diceria venne propalata in Gerusalemme, provocando un grande mormorio, scandalo e confusione.
Avvenne come avviene anche oggi quando i giornalisti fanno uno scoop, un così detto "colpaccio" e danno in pasto a milioni di persone una notizia sensazionale, sia vera o no non importa.
I seguaci di Gesù si erano rintanati in una casa e lì stavano chiusi per paura di essere anch'essi arrestati dalle guardie del Sinedrio.
Lì tornarono Pietro e Giovanni, raccontando per filo e per segno agli altri seguaci di Gesù gli ultimi avvenimenti.
Due di loro, che erano originari ed abitavano ad Emmaus, distante pochi chilometri da Gerusalemme, pensarono bene di tornare alle loro case e, usciti da Gerusalemme di soppiatto, si incamminarono verso il loro villaggio.
Era il tardo pomeriggio e, mentre essi camminavano appaiati, un uomo si affiancò a loro e, salutatili, con il saluto d'uso: shalom! si mise in cammino insiene a loro, mentre essi parlavano degli avvenimenti accaduti in quei giorni a Gerusalermme, commentandoli.
Quei discorsi erano tristi e truculenti! Storie di tradimenti e di abbandoni, di uccisione in croce del loro maestro.
"Di che cosa discutete?" chiese retoricamente l'uomo che si era affiancato a loro.
"Non sai tu che cosa è accaduto a Gerusalemme?" Uno di loro rispose, "Gesù il Nazareno, il predicatore, che aveva fatto tanti miracoli e portenti, è stato inchiodato e appeso ad una croce ed è morto. Noi, suoi amici, dopo averlo seppellito, abbiamo abbandonato ogni idea di restaurazione del regno di Israele. Son trascorsi già tre giorni da questi fatti e nulla è accaduto di nuovo. Per paura di essere coinvolti anche noi , ci siamo dissociati e stiamo tornando alle nostre case. Alcune delle donne, che seguivano Gesù il Nazareno, forse per una forma di isteria, ci hanno fatto tremare i polsi, affermando di aver trovato il sepolcro con la pietra arrotolata e ci hanno riferito che il corpo del Nazareno non era più lì.
Cleopa aggiunse: " ..alcuni dei nostri, accorsi sul luogo della sepoltura, hanno confermato la circostanza riferita da Maria di Magdala e da alcune altre donne, che insieme ad essa erano tornati sul luogo della sepoltura."
L'uomo, che si accompagnava ai due, disse tra sè e, comunque, con voce abbastanza chiara, tanto da farsi sentire dai due: "Tardi nel capire e smemorati!"
E cominciò Lui a parlare lentamente delle scritture ebraiche e di quello che le scritture dicevano del Messia.
2^Parte
I seguaci di Gesù si erano rintanati in una casa e lì stavano chiusi per paura di essere anch'essi arrestati dalle guardie del Sinedrio.
Lì tornarono Pietro e Giovanni, raccontando per filo e per segno agli altri seguaci di Gesù gli ultimi avvenimenti.
Due di loro, che erano originari ed abitavano ad Emmaus, distante pochi chilometri da Gerusalemme, pensarono bene di tornare alle loro case e, usciti da Gerusalemme di soppiatto, si incamminarono verso il loro villaggio.
Era il tardo pomeriggio e, mentre essi camminavano appaiati, un uomo si affiancò a loro e, salutatili, con il saluto d'uso: shalom! si mise in cammino insiene a loro, mentre essi parlavano degli avvenimenti accaduti in quei giorni a Gerusalermme, commentandoli.
Quei discorsi erano tristi e truculenti! Storie di tradimenti e di abbandoni, di uccisione in croce del loro maestro.
"Di che cosa discutete?" chiese retoricamente l'uomo che si era affiancato a loro.
"Non sai tu che cosa è accaduto a Gerusalemme?" Uno di loro rispose, "Gesù il Nazareno, il predicatore, che aveva fatto tanti miracoli e portenti, è stato inchiodato e appeso ad una croce ed è morto. Noi, suoi amici, dopo averlo seppellito, abbiamo abbandonato ogni idea di restaurazione del regno di Israele. Son trascorsi già tre giorni da questi fatti e nulla è accaduto di nuovo. Per paura di essere coinvolti anche noi , ci siamo dissociati e stiamo tornando alle nostre case. Alcune delle donne, che seguivano Gesù il Nazareno, forse per una forma di isteria, ci hanno fatto tremare i polsi, affermando di aver trovato il sepolcro con la pietra arrotolata e ci hanno riferito che il corpo del Nazareno non era più lì.
Cleopa aggiunse: " ..alcuni dei nostri, accorsi sul luogo della sepoltura, hanno confermato la circostanza riferita da Maria di Magdala e da alcune altre donne, che insieme ad essa erano tornati sul luogo della sepoltura."
L'uomo, che si accompagnava ai due, disse tra sè e, comunque, con voce abbastanza chiara, tanto da farsi sentire dai due: "Tardi nel capire e smemorati!"
E cominciò Lui a parlare lentamente delle scritture ebraiche e di quello che le scritture dicevano del Messia.
2^Parte
Che storia!
Che storia, non posso che esclamare anch'io...
Che pagina drammatica e mirabolante della storia dell'umanità.
Provo confusione nella mia mente e fremiti nel mio cuore.
Neanch'io ho capito niente di quanto è accaduto a Gerusalemme, così come è accaduto ai due discepoli, che camminavano, delusi, recandosi nelle loro case ad Emmaus.
Mi fermo anch'io un pò per prendere fiato e riprendermi, sono mostruosamente scettico, ancor di più, stupefatto e incredulo di fronte alle notizie che ci hanno trasmesso queste persone e trascrite in alcune pergamenne, che hanno chiamato Vangeli, atti degli apostoli, lettere....
Incredibile...veramente incredibile il racconto della Maddalena e delle donne!
Avevano ben ragione Cleopa ed il suo amico a non credere a quell'annunzio inverosimile di Maria di Magdala, che aveva dei trascorsi di donna "famosa" e svampita.
L'unica notizia vera era quella che il corpo del Nazareno era sparito dal sepolcro aperto, dal cui imbocco era stata rimossa la pietra, che lo sigillava.
Mentre l'altra notizia fornita dalla Maddalena, che proclamava con forza: "Gesù è risorto, è veramente risorto ed io l'ho visto," era semplicemente sconvolgente ed inverosimile!
..."Non l'ho potuto toccare, afferma, perchè me lo ha proibito! Ma io l'ho visto, vi dico che l'ho visto!"
Affermazioni di persona che vaneggia, inveromili e, comunque, sfornita di un minimo di prova.
Tant'è che neanche i suoi amici, i cosidetti apostoli e discepoli del morto, la credevano e, scocciati dalla sua insistenza, la contestavano con forza.
Che storia, non posso che esclamare anch'io...
Che pagina drammatica e mirabolante della storia dell'umanità.
Provo confusione nella mia mente e fremiti nel mio cuore.
Neanch'io ho capito niente di quanto è accaduto a Gerusalemme, così come è accaduto ai due discepoli, che camminavano, delusi, recandosi nelle loro case ad Emmaus.
Mi fermo anch'io un pò per prendere fiato e riprendermi, sono mostruosamente scettico, ancor di più, stupefatto e incredulo di fronte alle notizie che ci hanno trasmesso queste persone e trascrite in alcune pergamenne, che hanno chiamato Vangeli, atti degli apostoli, lettere....
Incredibile...veramente incredibile il racconto della Maddalena e delle donne!
Avevano ben ragione Cleopa ed il suo amico a non credere a quell'annunzio inverosimile di Maria di Magdala, che aveva dei trascorsi di donna "famosa" e svampita.
L'unica notizia vera era quella che il corpo del Nazareno era sparito dal sepolcro aperto, dal cui imbocco era stata rimossa la pietra, che lo sigillava.
Mentre l'altra notizia fornita dalla Maddalena, che proclamava con forza: "Gesù è risorto, è veramente risorto ed io l'ho visto," era semplicemente sconvolgente ed inverosimile!
..."Non l'ho potuto toccare, afferma, perchè me lo ha proibito! Ma io l'ho visto, vi dico che l'ho visto!"
Affermazioni di persona che vaneggia, inveromili e, comunque, sfornita di un minimo di prova.
Tant'è che neanche i suoi amici, i cosidetti apostoli e discepoli del morto, la credevano e, scocciati dalla sua insistenza, la contestavano con forza.
Ma ad essa, dopo, si erano aggiunte le altre donne.
Che dire?
Alcuni di essi,scoraggiati da tutti quegli incomprensibili avvenimenti si erano dissociati e tornavano ai loro affari ed alle loro case.
Frattanto i tre personaggi, che abbiamo lasciato lungo la strada, proseguivano il cammino verso Emmaus e lo sconosciuto continuava a parlare loro con autorevolezza e con parole di rimprovero, citando passi su passi del Pentateuco, dei Profeti ed altri delle sacre scritture ebraiche,che si riferivano al Messia.
Questo passo del Vangelo, che si riferisce a Maria di Magdala, scritto da Luca, che la tradizione ci presenta come medico e un uomo colto, in certo modo, è enigmatico e mi ha posto sempre l'interrogativo: ma cosa hanno detto Mosè, i Profeti e le Scritture del Messia del quale parlava l'interlocutore dei due di Emmaus? Quale interpretazione dava lo sconosciuto ai due amici, che con lui avanzavano sulla strada, in riferimento ai passi delle scritture che, si riferivano al Messia?
Credo sia una sfida gettata dallo scrittore per suscitare nel cuore e nelle intelligenze degli uomini uno sprone per una ricerca personale sui fatti e per farsi carico di andare a riscontrare nelle scritture ebraiche ciò che si diceva di questa misteriosa figura.
Del resto anche Luca dà una spiegazione delle ragioni della sua redazione di un Vangelo e di fatti che si erano svolti tra i seguaci di Gesù, ancorando la narrazione di essi su testimoni oculari, auricolari, affermando di essersi applicato a conoscere, con ordine, tutto esattamente sin dall'origine.-
Val la pena provarci e sento anch'io una spinta profonda a cimentarmi in questa ricerca, anche se fin da ora credo di poter dire che mi sembra un lavoro improbo e comunque pesante e non si sa con quali risultati.
Io so che tanti hanno tentato di scoprire e comprendere la figura del Messia e so anche che gli Ebrei sono ancora in attesa del "loro" Messia, non riconoscendo al Nazareno la messianicità, classificandolo, tutt'al più, come un profeta.
La stessa cosa affermerà sette secoli dopo anche Maometto.
Debbo anch'io riconoscere che questa storia del Messia (tradotta in greco Cristos- in italiano Cristo) e sinceramente estremamente complicata sia per la inverisimiglianza del fatto della resurrezione (nessuno mai è tornato dalla tomba), sia perchè i suoi seguaci hanno tramandato a noi, lontani millenni dallo svolgimento dei fatti, tutte le loro icredulità, tutte le speranze deluse e tutte le riserve su quello che è accaduto al Nazareno, rifiutato,rinnegato, tradito, condannato e ucciso in croce, con una ingiusta condanna, nonostante la manifestazione della sua potenza in parole ed opere, ed il potere esercitato sulla morte e su Satana ed i suoi accoliti..
Lo conferma lo stesso Pilato, infati, ai giudei incattiviti e minacciosi: ... "in vostra presenza ho istruito la causa e non ho trovato in quest'uomo nessuna colpa nè motivo di condanna. Anzi neppure Erode, perchè egli lo ha rimandato a noi. Insomma non ha fatto nulla che meriti la morte!" come ci riferiscono Giovanni- testimone dei fatti e Luca, discepolo intellettuale che ha raccolto tante notizie storiche e narrazioni fattegli da testimoni oculari).
Eppure, nonostante l'epilogo tragico del Mestro, alcune donne, amiche del Nazareno, avevano sostenuto di averlo visto e di averlo toccato, dopo avere trovato il sepolcro vuoto.
Forse attraverso questo lavoro gravoso e in certo modo sconvolgente potrà essermi svelato il mistero di quest'Essere, che conosco attraverso la testimonianza di altri e con il quale, però, ho avuto poca dimestichezza, anche se grande e profondo è stato il desiderio di conoscerlo e di credere ai fatti su di Lui da altri narrati.
Ci riuscirò a vedere concretizzato questo mio desiderio?
Forse si, forse no.
Ma io ci tento.
3^ parte
Donde viene quest'Essere misterioso, eppure vero e storico?
Checchè ne dicano alcune ricerche negative, il dato di fatto storicamente rilevante è che Gesù di Nazaret è una persona, che è veremante esistita, che veramente ha vissuto al tempo degli imperatori di Roma Cesare Augusto e Tiberio Cesare, del governatore romano della Palestina Ponzio Pilato,di Erode Antipa,tetrarca della Galilea e di Caifa, sommo sacerdote del Tempio di Gerusalemme.
Egli ha veramente ha calpestato il suolo della Palesstina (Galilea, Samaria, Giudea, Decapoli ecc.), che veramente è stato un predicatore del Regno di Dio per circa tre anni, che veramente è stato messo a morte per crocifissione, su istigazione dei capi di Giuda, che veramente è morto crocifisso e deposto dentro una tomba.
Tutto questo trova fondamento su fonti storiche, non solo bibliche, ma anche laiche, archeologiche, che altri hanno scoperto e studiato, raccogliendo coscienziosamente tutte le notizie. che sono state riferite al Nazareno, direttamente o indirettamente e che hanno accertato e testificato essere notizie consistenti, vere, reali e storiche.
Io non sono uno studioso nè di religioni, nè di fatti storici e neanche di fatti mitologici, ma sono un accanito lettore di ricerche fatte da altri con passione e, in base ad esse, anch'io mi sono cimentato a scrivere qualche osservazione sul Nazareno più volte e in più occasioni.
Non ho avuto la fortuna di veder pubblicato un mio manoscritto, perchè, come mi scrisse un lettore-critico di una Casa editrice,alla quale avevo inviato il manoscritto, che, pur avendo il libro pagine pregevoli e liriche, di simili ce n'erano una colluvie e la sua pubblicazione non avrebbe avuto fortunana nè economica nè letteraria!
Altre due Editrici, una laica ed una cattolica, mi restituirono il manoscritto con una laconica lettera: non pubblichiamo di queste cose!
Presi il manoscritto e lo conservai in mezzo a mille mie altre cianfrusaglie e da allora non sono più riuscito a ritrovarlo. ne ho perduto la memoria.
Ancora lo ricerco con passione, senza risultato.
Il Manoscritto titolava: I.N.R.I. Lo Scandalo, sovrastante su un volto dolente, che mia figlia Lucia Maria, brava pittrice, mi aveva disegnato con tratti sicuri.
Ricordo bene la ragione che mi spinse a studiare la persona di Gesù e a scrivere di Lui.
Lo scandalo che io provavo era simile a quello degli Ebrei e derivava dall'osservazione umanissima che alcuni fatti ed alcune circostanze riferite su Gesù,fondate sulle Sacre Scritture, che tendevano ad accreditare la convinzione che Gesù era Eloim-Javè, il Figlio del Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe!
Il discendente di David re dei Giudei.
Inaudito! per tutti gli Ebrei credenti ed anche per me, pagano miscredente.
Non era asolutamente possibile che un Dio, come l'Eloim-Jahvè degli Ebrei, potesse abbassarsi così tanto da farsi uomo!
Di più.
Non era affatto immaginabile che quel Dio potesse essere considerato il più basso tra gli uomini, di condizione al di sotto dei servi, schiavo, senza alcun diritto alla vita, tanto che i Giudei gliela tolsero con la più feroce e la più obbrobriosa delle morti.
Egli, il Fiflio di Dio, che era stato riconosciuto innocente, morì su una croce, il patibolo per gli schiavi e i ribelli.
Questo fatto non solo non mi convinceva, ma non poteva essere accettato nè dalla mia intelligenza, nè dalle ragioni del mio cuore.
Alcuni di essi,scoraggiati da tutti quegli incomprensibili avvenimenti si erano dissociati e tornavano ai loro affari ed alle loro case.
Frattanto i tre personaggi, che abbiamo lasciato lungo la strada, proseguivano il cammino verso Emmaus e lo sconosciuto continuava a parlare loro con autorevolezza e con parole di rimprovero, citando passi su passi del Pentateuco, dei Profeti ed altri delle sacre scritture ebraiche,che si riferivano al Messia.
Questo passo del Vangelo, che si riferisce a Maria di Magdala, scritto da Luca, che la tradizione ci presenta come medico e un uomo colto, in certo modo, è enigmatico e mi ha posto sempre l'interrogativo: ma cosa hanno detto Mosè, i Profeti e le Scritture del Messia del quale parlava l'interlocutore dei due di Emmaus? Quale interpretazione dava lo sconosciuto ai due amici, che con lui avanzavano sulla strada, in riferimento ai passi delle scritture che, si riferivano al Messia?
Credo sia una sfida gettata dallo scrittore per suscitare nel cuore e nelle intelligenze degli uomini uno sprone per una ricerca personale sui fatti e per farsi carico di andare a riscontrare nelle scritture ebraiche ciò che si diceva di questa misteriosa figura.
Del resto anche Luca dà una spiegazione delle ragioni della sua redazione di un Vangelo e di fatti che si erano svolti tra i seguaci di Gesù, ancorando la narrazione di essi su testimoni oculari, auricolari, affermando di essersi applicato a conoscere, con ordine, tutto esattamente sin dall'origine.-
Val la pena provarci e sento anch'io una spinta profonda a cimentarmi in questa ricerca, anche se fin da ora credo di poter dire che mi sembra un lavoro improbo e comunque pesante e non si sa con quali risultati.
Io so che tanti hanno tentato di scoprire e comprendere la figura del Messia e so anche che gli Ebrei sono ancora in attesa del "loro" Messia, non riconoscendo al Nazareno la messianicità, classificandolo, tutt'al più, come un profeta.
La stessa cosa affermerà sette secoli dopo anche Maometto.
Debbo anch'io riconoscere che questa storia del Messia (tradotta in greco Cristos- in italiano Cristo) e sinceramente estremamente complicata sia per la inverisimiglianza del fatto della resurrezione (nessuno mai è tornato dalla tomba), sia perchè i suoi seguaci hanno tramandato a noi, lontani millenni dallo svolgimento dei fatti, tutte le loro icredulità, tutte le speranze deluse e tutte le riserve su quello che è accaduto al Nazareno, rifiutato,rinnegato, tradito, condannato e ucciso in croce, con una ingiusta condanna, nonostante la manifestazione della sua potenza in parole ed opere, ed il potere esercitato sulla morte e su Satana ed i suoi accoliti..
Lo conferma lo stesso Pilato, infati, ai giudei incattiviti e minacciosi: ... "in vostra presenza ho istruito la causa e non ho trovato in quest'uomo nessuna colpa nè motivo di condanna. Anzi neppure Erode, perchè egli lo ha rimandato a noi. Insomma non ha fatto nulla che meriti la morte!" come ci riferiscono Giovanni- testimone dei fatti e Luca, discepolo intellettuale che ha raccolto tante notizie storiche e narrazioni fattegli da testimoni oculari).
Eppure, nonostante l'epilogo tragico del Mestro, alcune donne, amiche del Nazareno, avevano sostenuto di averlo visto e di averlo toccato, dopo avere trovato il sepolcro vuoto.
Forse attraverso questo lavoro gravoso e in certo modo sconvolgente potrà essermi svelato il mistero di quest'Essere, che conosco attraverso la testimonianza di altri e con il quale, però, ho avuto poca dimestichezza, anche se grande e profondo è stato il desiderio di conoscerlo e di credere ai fatti su di Lui da altri narrati.
Ci riuscirò a vedere concretizzato questo mio desiderio?
Forse si, forse no.
Ma io ci tento.
3^ parte
Donde viene quest'Essere misterioso, eppure vero e storico?
Checchè ne dicano alcune ricerche negative, il dato di fatto storicamente rilevante è che Gesù di Nazaret è una persona, che è veremante esistita, che veramente ha vissuto al tempo degli imperatori di Roma Cesare Augusto e Tiberio Cesare, del governatore romano della Palestina Ponzio Pilato,di Erode Antipa,tetrarca della Galilea e di Caifa, sommo sacerdote del Tempio di Gerusalemme.
Egli ha veramente ha calpestato il suolo della Palesstina (Galilea, Samaria, Giudea, Decapoli ecc.), che veramente è stato un predicatore del Regno di Dio per circa tre anni, che veramente è stato messo a morte per crocifissione, su istigazione dei capi di Giuda, che veramente è morto crocifisso e deposto dentro una tomba.
Tutto questo trova fondamento su fonti storiche, non solo bibliche, ma anche laiche, archeologiche, che altri hanno scoperto e studiato, raccogliendo coscienziosamente tutte le notizie. che sono state riferite al Nazareno, direttamente o indirettamente e che hanno accertato e testificato essere notizie consistenti, vere, reali e storiche.
Io non sono uno studioso nè di religioni, nè di fatti storici e neanche di fatti mitologici, ma sono un accanito lettore di ricerche fatte da altri con passione e, in base ad esse, anch'io mi sono cimentato a scrivere qualche osservazione sul Nazareno più volte e in più occasioni.
Non ho avuto la fortuna di veder pubblicato un mio manoscritto, perchè, come mi scrisse un lettore-critico di una Casa editrice,alla quale avevo inviato il manoscritto, che, pur avendo il libro pagine pregevoli e liriche, di simili ce n'erano una colluvie e la sua pubblicazione non avrebbe avuto fortunana nè economica nè letteraria!
Altre due Editrici, una laica ed una cattolica, mi restituirono il manoscritto con una laconica lettera: non pubblichiamo di queste cose!
Presi il manoscritto e lo conservai in mezzo a mille mie altre cianfrusaglie e da allora non sono più riuscito a ritrovarlo. ne ho perduto la memoria.
Ancora lo ricerco con passione, senza risultato.
Il Manoscritto titolava: I.N.R.I. Lo Scandalo, sovrastante su un volto dolente, che mia figlia Lucia Maria, brava pittrice, mi aveva disegnato con tratti sicuri.
Ricordo bene la ragione che mi spinse a studiare la persona di Gesù e a scrivere di Lui.
Lo scandalo che io provavo era simile a quello degli Ebrei e derivava dall'osservazione umanissima che alcuni fatti ed alcune circostanze riferite su Gesù,fondate sulle Sacre Scritture, che tendevano ad accreditare la convinzione che Gesù era Eloim-Javè, il Figlio del Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe!
Il discendente di David re dei Giudei.
Inaudito! per tutti gli Ebrei credenti ed anche per me, pagano miscredente.
Non era asolutamente possibile che un Dio, come l'Eloim-Jahvè degli Ebrei, potesse abbassarsi così tanto da farsi uomo!
Di più.
Non era affatto immaginabile che quel Dio potesse essere considerato il più basso tra gli uomini, di condizione al di sotto dei servi, schiavo, senza alcun diritto alla vita, tanto che i Giudei gliela tolsero con la più feroce e la più obbrobriosa delle morti.
Egli, il Fiflio di Dio, che era stato riconosciuto innocente, morì su una croce, il patibolo per gli schiavi e i ribelli.
Questo fatto non solo non mi convinceva, ma non poteva essere accettato nè dalla mia intelligenza, nè dalle ragioni del mio cuore.
Non ho mai letto nè sentito che un re potente ovvero il più potente degli uomini sulla terra abbia mai pensato o realizzato un progetto simile: prendere il figlio, unigenito ed unico suo figlio e consegnarlo ai suoi nemici perchè facessero di lui quel che ritenevano, a loro piacimento e che consentisse, senza intervenire con i suoi eserciti e la sua più scelta polizia, anche nel momento e nelle circostanze che suoi nemici minacciassero ed attuassero il disegno di uccidere l'unico suo erede!
Al contrario ho visto ed ho letto storie di re e potenti che, per difendere un lembo di terra o un loro suddito o la loro dinastia o qualche altra "roba" del genere, ha promosso guerre ed uccisioni anche di moltitudini o ha sgangiato bombe distruttrici, anche atomiche!
Che Dio strano, quello in cui credo!?
Un fatto, dunque, questo, senza precedenti nè nella storia nè nella mitologia.
E, dunque, o tu sei un allocco e credi a quello che ti dicono senza discuterne ovvero se guardi i fatti con la tua ragione resti esterrefatto e stupito di una così inverosimile ed assurda notizia tramandata da oltre duemila anni.
Ritengo che anche tu che leggi avrai provato questi stessi miei sentimenti.
Ma io sono testardo e difficile a contentarmi e vorrei, prima di sparire dalla faccia della terra, vederci chiaro.
Voglio subito dire che io credo in Gesù di Nazaret, ma la mia fede ha un fondamento oltre che fideistico anche razionale, anzi oltre che razionale anche di fede.
Voglio continuare ad indagare per trovare risposta ai miei interrogativi, avvalendomi delle innumerevoli testimonianze scritte e orali tramandateci e delle scoperte storiche, archeologiche , letterarie e di ogni altro genere fatte anche nei tempi moderni.
4^ Parte
E' vero che le Scritture ebraiche parlano di Lui, Gesù di Nazaret?
Vediamolo.
L'uomo ha immaginato ed elaborato nel corso dei millenni, anche sulla base di illuminazioni e/o rivelazioni, che Dio è energia vitale e luce pura.
Nessuno lo può avvicinare o guardare seza morire.
E' energia che emana e crea energia e, per sua esclusiva virtù ed intrinseco potere, sprigiona l'energia in vari modi ed in varie quantità e forme vitali e/o mortali, a suo esclusivo piacimento e secondo il suo volere e la sua intelligenza ovvero intelletto.
Da questa sua intrinseca sostanza energetica , Eloim-Iahvè sprigionala la luce, che irradia l'universo caotico e immerso nelle tenebre, dandogli vita e movimento.
In un luogo ben preciso dell'universo irradiò e proiettò il suo pensiero e accese la vita nel tempo.
Da un big bang esplosivo vennero proiettate in un luogo ed in un tempo miriadi e miriadi di luminosi corpi celesti e miriadi e miriadi di corpi opachi, ai quali impresse un movimento vertiginoso dall' est all'ovest, con un moto rotatorio in senso orario e secondo posizioni tra di loro non contraddittorie e collidenti.
Io non sono uno scienziato,nè voglio parlare come gli scienziati, che hanno perduto la vista e la vita nell'osservazione siderea e dei fenomeni connessi, come la scoperta di regole e forze delle cose createo nate da questo big bang, ma anch'io mi stupisco ed il pensiero si confonde nell'osservazione del cieli nelle limpide notti della mia terra.
L'uomo o gruppi di uomini guardano e possono scoprire con la loro intelligenza qualche nuova galassia, possono, come è avvenuto, mandare uomini e sonde su altri pianeti, possono calcolare le calorie del sole e contare i giri dei pianeti e delle stesse stelle, ma il loro sguardo si ferma e arresta esterrefatto dall'immensità impressionante ed imprescrutabili degli spazi.
Scoprirà, forse con più o meno approssimazione o precisione, qualche legge o regola che regge l'esistente, ma il suo cervello si ferma ed entra in tilt nel momento in cui si scontra con il pensiero che esprime ed interroga così: Chi sono, donde vengo, dove vado, chi e come mi ha portato in questo luogo ed in questo tempo,dove mi trovo?
Chi ha fatto tutto questo , che vedo e ammiro, me compreso?
Quale grandezza, altezza, profondità, larghezza, consistenza misurabili ha questo Essere (se esiste), che ha fatto spazi infiniti,sicuramente un numero sconosciuto di galassie, grandi lumi nel cielo,oggetti opachi che solcano l'oscuro universo?
Può la materia, con la quale son fatto anch'io. aver potuto trovare nei secoli dei secoli, nei millenni e nell'eterno scorrere del tempo, una forza intrinseca da poter modellare tutti gli aspetti della vita visibile dai miei occhi e comunque da essi percepibile?
Riconosco,in verità, che la materia, che forma ogni cosa visibile e controllabile da parte dell'uomo, è inerte e senza spirito, scomponibile, deperibile, corruttibile e non ha in sè alcuna possibilità di crearsi o ricrearsi e/o di creare altro fuori di sè.
Al contrario la matera è retta da regole, che le vengono dall'esterno ed in particolare quella della sua aggregazione e conservazione, quella delle Forze che la compongono e sostengono (elettromagnetiche. gravitazionali, quelle deboli e quelle forti e QDC, i fenomeni virtuali ed altre forze ancora da conoscersi e da scoprire, che gli scenziati stanno studiando e sottoponendo a verifica).
Questo è il grande merito della Scienza, che sempre più si perfeziona e si evolve con l'uso dell'intelligenza umana, che approfondisce lo studio, corroborato dall'esperienza, di tutte le regole, alle quali obbediscono le cose immanenti. quelle che vediamo tocchiamo ed anche quelle trascendenti, che non vediamo e non tocchiamo.
E, quindi, mi domando:
E' forse vero che esiste una Energia fuori di me, fuori dalla materia inerte e passibile,senza vita, che sprigiona vita, crea e pone regole?
Mi interrogo e provo confusione, mi inebetisco e vado fuori di testa, anche se debbo constatare come l'uomo con il suo intelletto e la sua facoltà di intuizione ha fatto enormi passi da gigante nella ricerca scientifica, arrivando anche a dimostrare che non c'è e non puo esserci contraddizione tra la vera scienza e le intuizioni rivelatrici, che provengono dalle osservazioni e dalle prospettazioni rivelatrici della Fede (possono coesistere insieme la logica della Scienza e quella della Fede, che non possono entrare in collisione, ne sono sono in contraddizione, ma sono complementari e si completano dando un senso all'uomo sulla sua vita personale e sui suoi rapporti con tutti gli altri enti esistenti).
Eppure sono qui, con sotto le mie mani un aggeggio (computer) con il quale scrivo, comunico e ricevo miliardi e miliardi di informazioni.
Eppure è vero che, se voglio e se so usare tale aggeggio (reso vivo dal flusso di energia che la natura, questa che tocco e vedo, sprigiona e con la quale lo alimenta), posso comunicare comodamente dal mio studio, teoricamente e praticamente, nello spazio e nel tempo, anche da dove sto pensando, scrivendo e trasmettendo notizie, con tutti gli essere miei pari!
Questo luogo, che abito e che fa parte di questo immenso universo sempre in movimento, ricco di una miriade di picoli esseri viventi di ogni genere e specie, esiste, lo calpesto, lo percorro e con i miei piccoli mezzi lo scopro e ne vedo ogni caratteristica rappresentabile ai miei occhi.
Ho scoperto che è solo l'apparenza di mille altre cose invisibili ricchi di immense energie, che lo rendono sempre vivo e dinamico.
Un fatto, dunque, questo, senza precedenti nè nella storia nè nella mitologia.
E, dunque, o tu sei un allocco e credi a quello che ti dicono senza discuterne ovvero se guardi i fatti con la tua ragione resti esterrefatto e stupito di una così inverosimile ed assurda notizia tramandata da oltre duemila anni.
Ritengo che anche tu che leggi avrai provato questi stessi miei sentimenti.
Ma io sono testardo e difficile a contentarmi e vorrei, prima di sparire dalla faccia della terra, vederci chiaro.
Voglio subito dire che io credo in Gesù di Nazaret, ma la mia fede ha un fondamento oltre che fideistico anche razionale, anzi oltre che razionale anche di fede.
Voglio continuare ad indagare per trovare risposta ai miei interrogativi, avvalendomi delle innumerevoli testimonianze scritte e orali tramandateci e delle scoperte storiche, archeologiche , letterarie e di ogni altro genere fatte anche nei tempi moderni.
4^ Parte
E' vero che le Scritture ebraiche parlano di Lui, Gesù di Nazaret?
Vediamolo.
L'uomo ha immaginato ed elaborato nel corso dei millenni, anche sulla base di illuminazioni e/o rivelazioni, che Dio è energia vitale e luce pura.
Nessuno lo può avvicinare o guardare seza morire.
E' energia che emana e crea energia e, per sua esclusiva virtù ed intrinseco potere, sprigiona l'energia in vari modi ed in varie quantità e forme vitali e/o mortali, a suo esclusivo piacimento e secondo il suo volere e la sua intelligenza ovvero intelletto.
Da questa sua intrinseca sostanza energetica , Eloim-Iahvè sprigionala la luce, che irradia l'universo caotico e immerso nelle tenebre, dandogli vita e movimento.
In un luogo ben preciso dell'universo irradiò e proiettò il suo pensiero e accese la vita nel tempo.
Da un big bang esplosivo vennero proiettate in un luogo ed in un tempo miriadi e miriadi di luminosi corpi celesti e miriadi e miriadi di corpi opachi, ai quali impresse un movimento vertiginoso dall' est all'ovest, con un moto rotatorio in senso orario e secondo posizioni tra di loro non contraddittorie e collidenti.
Io non sono uno scienziato,nè voglio parlare come gli scienziati, che hanno perduto la vista e la vita nell'osservazione siderea e dei fenomeni connessi, come la scoperta di regole e forze delle cose createo nate da questo big bang, ma anch'io mi stupisco ed il pensiero si confonde nell'osservazione del cieli nelle limpide notti della mia terra.
L'uomo o gruppi di uomini guardano e possono scoprire con la loro intelligenza qualche nuova galassia, possono, come è avvenuto, mandare uomini e sonde su altri pianeti, possono calcolare le calorie del sole e contare i giri dei pianeti e delle stesse stelle, ma il loro sguardo si ferma e arresta esterrefatto dall'immensità impressionante ed imprescrutabili degli spazi.
Scoprirà, forse con più o meno approssimazione o precisione, qualche legge o regola che regge l'esistente, ma il suo cervello si ferma ed entra in tilt nel momento in cui si scontra con il pensiero che esprime ed interroga così: Chi sono, donde vengo, dove vado, chi e come mi ha portato in questo luogo ed in questo tempo,dove mi trovo?
Chi ha fatto tutto questo , che vedo e ammiro, me compreso?
Quale grandezza, altezza, profondità, larghezza, consistenza misurabili ha questo Essere (se esiste), che ha fatto spazi infiniti,sicuramente un numero sconosciuto di galassie, grandi lumi nel cielo,oggetti opachi che solcano l'oscuro universo?
Può la materia, con la quale son fatto anch'io. aver potuto trovare nei secoli dei secoli, nei millenni e nell'eterno scorrere del tempo, una forza intrinseca da poter modellare tutti gli aspetti della vita visibile dai miei occhi e comunque da essi percepibile?
Riconosco,in verità, che la materia, che forma ogni cosa visibile e controllabile da parte dell'uomo, è inerte e senza spirito, scomponibile, deperibile, corruttibile e non ha in sè alcuna possibilità di crearsi o ricrearsi e/o di creare altro fuori di sè.
Al contrario la matera è retta da regole, che le vengono dall'esterno ed in particolare quella della sua aggregazione e conservazione, quella delle Forze che la compongono e sostengono (elettromagnetiche. gravitazionali, quelle deboli e quelle forti e QDC, i fenomeni virtuali ed altre forze ancora da conoscersi e da scoprire, che gli scenziati stanno studiando e sottoponendo a verifica).
Questo è il grande merito della Scienza, che sempre più si perfeziona e si evolve con l'uso dell'intelligenza umana, che approfondisce lo studio, corroborato dall'esperienza, di tutte le regole, alle quali obbediscono le cose immanenti. quelle che vediamo tocchiamo ed anche quelle trascendenti, che non vediamo e non tocchiamo.
E, quindi, mi domando:
E' forse vero che esiste una Energia fuori di me, fuori dalla materia inerte e passibile,senza vita, che sprigiona vita, crea e pone regole?
Mi interrogo e provo confusione, mi inebetisco e vado fuori di testa, anche se debbo constatare come l'uomo con il suo intelletto e la sua facoltà di intuizione ha fatto enormi passi da gigante nella ricerca scientifica, arrivando anche a dimostrare che non c'è e non puo esserci contraddizione tra la vera scienza e le intuizioni rivelatrici, che provengono dalle osservazioni e dalle prospettazioni rivelatrici della Fede (possono coesistere insieme la logica della Scienza e quella della Fede, che non possono entrare in collisione, ne sono sono in contraddizione, ma sono complementari e si completano dando un senso all'uomo sulla sua vita personale e sui suoi rapporti con tutti gli altri enti esistenti).
Eppure sono qui, con sotto le mie mani un aggeggio (computer) con il quale scrivo, comunico e ricevo miliardi e miliardi di informazioni.
Eppure è vero che, se voglio e se so usare tale aggeggio (reso vivo dal flusso di energia che la natura, questa che tocco e vedo, sprigiona e con la quale lo alimenta), posso comunicare comodamente dal mio studio, teoricamente e praticamente, nello spazio e nel tempo, anche da dove sto pensando, scrivendo e trasmettendo notizie, con tutti gli essere miei pari!
Questo luogo, che abito e che fa parte di questo immenso universo sempre in movimento, ricco di una miriade di picoli esseri viventi di ogni genere e specie, esiste, lo calpesto, lo percorro e con i miei piccoli mezzi lo scopro e ne vedo ogni caratteristica rappresentabile ai miei occhi.
Ho scoperto che è solo l'apparenza di mille altre cose invisibili ricchi di immense energie, che lo rendono sempre vivo e dinamico.
Ho intuito che esiste una regola impressa nel creato e nelle creature: l'evoluzione.
Evoluzione nel senso che tutti gli esseri terrestri e la stessa terra è investita dalla regola della progressione.
L'essere che non progredisce, muore.
L'energia emanata regredente, viene riassorbita dall'unica energia, che è sempre attuale e vivente.
E' la mia terra, o meglio ancora quel luogo in cui son caduto, gettatovi dall'utero aperto di mia madre, che qualche tempo prima aveva vissuto o barattato un momento di amore con mio padre.
Questo luogo, che tutti chiamiamo Terra, è la radiazione di una grande Energia vitale, che viaggia ad altissima velocità verso luoghi ignoti, eppure essa è esistente, visibile, tangibile e ricca di energia vitale emanata o trasmessa.
Tra i tanti luoghi, che noi, fino ad oggi, conosciamo, anche fuori della nostra Terra, solo questo, allo stato delle conoscenze, ha la ricchezza della vita animale, vegetale e minerale, vita che vive in cielo, in terra e nell'acqua (o anfibia) ed in particolare quella dell'essere umano, fatto di materia e di energia vitale, che dura fino a quando è programmata e poi si spegne e ritorna pura energia, che non si confone mai con l'originaria energia, dopo essersi a sua volta propagata nel tempo e nello spazio, attraverso l'energia generativa.
L'uomo vive nel tempo, più o meno a lungo, ma sempre in un lasso di tenpo!
Chi mai ha potuto immaginare un tempo senza tempo e un luogo senza luogo?
Tutti gli esseri della terra siamo segnati dal tempo ed abbiamo un luogo dove veniamo alla luce, anche se non sappiamo, seppure l'intuiamo, dove ritorneremo alla fine del nostro tempo esistenziale assegnatoci.
E' la mia terra, o meglio ancora quel luogo in cui son caduto, gettatovi dall'utero aperto di mia madre, che qualche tempo prima aveva vissuto o barattato un momento di amore con mio padre.
Questo luogo, che tutti chiamiamo Terra, è la radiazione di una grande Energia vitale, che viaggia ad altissima velocità verso luoghi ignoti, eppure essa è esistente, visibile, tangibile e ricca di energia vitale emanata o trasmessa.
Tra i tanti luoghi, che noi, fino ad oggi, conosciamo, anche fuori della nostra Terra, solo questo, allo stato delle conoscenze, ha la ricchezza della vita animale, vegetale e minerale, vita che vive in cielo, in terra e nell'acqua (o anfibia) ed in particolare quella dell'essere umano, fatto di materia e di energia vitale, che dura fino a quando è programmata e poi si spegne e ritorna pura energia, che non si confone mai con l'originaria energia, dopo essersi a sua volta propagata nel tempo e nello spazio, attraverso l'energia generativa.
L'uomo vive nel tempo, più o meno a lungo, ma sempre in un lasso di tenpo!
Chi mai ha potuto immaginare un tempo senza tempo e un luogo senza luogo?
Tutti gli esseri della terra siamo segnati dal tempo ed abbiamo un luogo dove veniamo alla luce, anche se non sappiamo, seppure l'intuiamo, dove ritorneremo alla fine del nostro tempo esistenziale assegnatoci.
Somigliamo tantissimo alle pile di Volta
Nessuno di noi può immaginare un tempo senza tempo, che gli uomini chiamiamo con una parola convenzionale: eternità, tempo senza inizio e senza fine.
Questo tempo senza tempo non appartiene all'uomo, nè agli esseri ed alle cose visibili, tangibili e misurabili.
Ogni essre vivente e vegetale viene "concepito", cioè viene irragiato dall'energia vivente, forse nasce (viene alla luce), forse vive un tempo più o meno lungo e sicuramente, dopo un certo momento, scompare, muore!
L'uomo non ha mai accettato questa sua situazione di caducità, di "effimerità".
Ha avuto aspirazioni strugenti ad una vita felice e duratura per sempre, che mai è riuscito ad avere e neppure a vivere.
Ha ricercato e ricerca tuttora l'elisir della vita, senza mai trovarlo.
Il suo spirito energetico, però, non demorde mai dalla ricerca.
Da questo sentimento di eternità, da questa illuminazione nasce nel suo cuore la vera Religione, il tentativo cioè di ri-legare la sua vita a qualcosa di consistente, ad una felicità persistente, ad un tempo infinito, all'eternità, in un luogo non-luogo.
Questo sentimento ha diversificato l'uomo da ogni altro essere vivente, lo ha fatto discettare accanitamente, lo ha elevato,lo ha riscattato dalla sua animalità e lo ha distinto dagli altri esseri, che vivono con lui sulla terra, con i quali non condivide questo senso profondo della vita ed, al contrario, sente radicata nella sua esistenza la nostalgia dell'eternità.
Questa nostalgia lo ha fatto sempre pensare, sognare e ricercare.
L'uomo ha immaginato e nei secoli l'uomo ancora ha avuto intuizioni, rivelazioni relativamente ad un Essere diverso da lui, anche se lo ha descritto con il suo linguaggio come un Essere a sè somigliante e da questo ha dedotto che tale Essere poteva essere personificato.
Questo invisibile, intangibile, sconosciuto Essere, che convenzionalmente chiamiamo Dio, pur essendo energia e luce pura, è stato dall'uomo "identificato" come Persona.
L'uomo può solo immaginarlo o tutt'al più può avere una sua intuizione, ma da sempre, però, ha ritenuto che non era possibile vederlo.
L'intoccabile Dio è stato personificato come l'energia pura, che sprigiona e dà energia vitale.
Il suo volto è pura luce e non è possibile guardarlo.
E' un fatto possibile, però, immaginarlo e dare di lui una sommaria descrizione.
L'Ebreo è l'unico popolo nell'antichità, che, su intuizione o rivelazione, come qualcuno ha scritto, del loro padre Abramo, ha dato un nome a quest'Essere, invisibile,intoccabile, chiamandolo: Eloim-Iahvè.
Gli altri popoli hanno proiettato nelle loro credenze il proprio essere, gli esseri potenti o insidiosi del medesimo uomo, idolizzandoli.
Solo recentemente ( tremila anni fa) il filone filosofico greco- romano ha affinato, nel tempo, la logica filosofica e scientifica ed ha tentato, con il proceimento logico filosofico-scientifico, di indicarne i "connotati", è pervenuto molto vicino alla descrizione della deità e dei suoi attributi, rappresentandolo come entità a se stante, autosufficiente, autoreferente, totalmente diverso dall'uomo.
Solo il popolo ebreo ha avuto, molti millenni prima, profonda intuizione ( o come qualcuno dice , rivelazione di un Essere, che denominato Eloim-Iahvè, ed ha raccolto su di Lui ogni notizia. che ha trovato nei contatti che ha avuto in millemmi con tutti i popoli medio-orientali ed africani.
E' riuscìto così a costruire una storia di quell'Essere,che gli Ebrei,incosciamente, hanno immaginato e descritto come un Essere uni-plurale.
Intuizione veramente eccezionale, ma inconsapevole e senza scientificità, fino ai tempi in cui apparse sulla terra un Essere storico ed enigmatico, chiamato Gesù il Nazareno.
E così, questo popolo ci ha tramandato e narrato sommariamente e con il misero linguaggio umano quella storia, che è contenuta negli antichi libri bibblici e nei vangeli.
A questa storia antica quel misterioso uomo, che si era affiancato a due amici di Emmaus nel loro viagio verso il loro villaggio, e che con grande rammarico si erano umanamente arresoi di fronte ai fatti tragici, che avevano riguardato il loro Rabbì, arrestato, processato, maltrattato ed ucciso per invidia dei Giudei e per mano di Pilato.
V PARTE
La Storia ebraica antica, alla quale si richiamava quel compagno avventizio di viaggio degli uomini di Emmaus, nelle spiegazioni delle scritture, sicuramente si è riferito al Pentateuco, che ci descrivono il Dio di Abramo, di Isacco, di Israele, come un Dio-Parola che crea cieli e terra, come Spirito che aleggia sulle acque.
Dio, energia-parola creatrice, flatus vocis che comanda al nulla di esistere in movimento ordinato.
Da questa sua sostanza, Eloim-Iahvè sprigiona la luce, che irrompe nell'universo caotico e immerso nelle tenebre.
Crea,ordina, mette tutto in movimento con il soffio della sua bocca, la sua Parola.
Tra le altre cosa che crea, Eloim-Iahvè, guarda il suo universo e scorge tra le sue galassie un luogo preciso dell'universo, sul quale proietta una sua irradiazione vitale.
Era, questo luogo (sul quale indirizzò l'energia vitale) la terra.
Tutti conosciamo, anche per sentito dire, la storia della terra e all'interno di essa quella di Adamo ed Eva, che le scritture ebraiche ci hanno tramandato.
Queste scritture andrò a scrutare, cosi come mi ero ripromesso.
Esse ci riferiscono che Eloim-Iahvè creò l'universo, con tutte le galassie e all'interno di esse anche il cosidetto sistema solare.
Accanto al sole pose a girare tanti pianeti e, attorno ad essi tanti satelliti.
Nel sistema solare, da una scomposizione sconvolgente e terrificante ( alcuno lo chiamano Big Bang!) ovvero creata dalla sua Parola, nacque anche un pianeta, attorno al quale pose a girare un piccolo oscuro satellite.
Il piccolo sistema terra, ancora incandescente, era deserto, brullo, sterile e senza vita.
Ad Eloim-Iahvè o a quell'Essere creatore, la terra sembrò un luogo idoneo ed adatto e pensò di renderlo un luogo bello e brulicante di vita.
Era ancora fumante del fuoco energetico con il quale era stata formato e Iahvè-Eloim pensò di raffreddarlo e permise che si formasse attorno ad essa un macro clima di notevole intensità, ricco di gas vitali di ogni genere, che gli uomini convenzionalmente chiamano atmosfera.
I gas si condensarono e si formarono masse liquide che si riversarono sul Pianeta sotto forma di fortissime piogge torrenziali.
Tanti liquidi pesanti vennero attratti dal Pianeta e scrosciarono sulla sua superficie fragorosamente, provocando lampi accecanti, fragorosi tuoni ed impressionanti terribili uragani.
Lo scontro tra il fuoco ed i liquidi creò attorno al pianeta una grande condensa nuvolosa e impetuosi venti.
La crosta del Pianeta divenne rugosa, cominciò a raffreddarsi, perdendo man mano energia, che si ritrasformò in nubi, venti, mari, laghi e montagne.
Si formò una crosta spessa di materie dure, al di sotto della quale scorrevano fiumi di altra materia incandescente e fiumi e laghi di liquidi di varia natura.
Si crearono così tutte le premesse perchè quel luogo potesse ricevere la presenza di quell'Essere e l'esistenza della vita.
Eloim-Iahvè era una Persona assai strana: sostanzialmente costiuito da una sola sostanza, ma nella forma assumeva l'aspetto di tre persone perfettamente identiche ed uguali tra di loro legati da un unico vincolo, che gli uomini, dopo la loro comparsa su tale Pianeta,hanno chiamato: Amore.
Vestigie di una così vaga descrizione di Iahvè-Eloim se ne trovano anche nella scoperta fatta dalla logica matematica, che in questi ultimi secoli ha approfondito lo studio del visibile e delle cose immanenti ed ha constatato, allo stato della ricerca, che anche la materia universale ed i mattoni che la costituiscono hanno una "dimensione" triforme:tre quark e tanti gluoni(che è una sorte di colla che unisce inscindibilmente i tre quark!)
Dio, infatti, non può essere diversamente descritto dall'uomo, che pur avendolo visto e conosciuto, nei tempi dei tempi, non ne ha conservato memoria.
Eloim-Iahvè ha lasciato qualche traccia di sè, lasciandosi intravedere dall'uomo, al quale aveva dato, rispetto a tutti gli altri esseri della terra, una capacità intuitiva notevole ed una capacità intellettiva di riconoscerne le tracce.
Egli non volle restare una Persona ignota e sconosciuta all'uomo, molte volte e in molti tempi si rivelò ad alcuni uomini scelti.
Eloim-Iahvè pose il pianeta alla giusta distanza del Sole, in modo che essa non fosse molto lontana da renderla troppo fredda, nè molto vicina per bruciarla con le sue radiazioni.
Sulla Terra, così come abbiamo detto venne chiamato il pianeta, c'era una varietà di luoghi freddi e meno freddi, caldi e meno caldi, che erano più o meno compatibili con quello che aveva pensato di fare.
Fece, così, tutto quello che noi ancora vediamo e tocchiamo ed ancora di più, molto di più, se si tiene conto di tutte le specie di erbe e arbusti odorosi e non , alberi da frutto e di bellezza raffinata,un'enorme varietà di uccelli del cielo, di pesci del mare, di animali striscianti, di animali bipedi e quadrupedi, eretti o proni, di animali amfibi ecc. ecc. che, per nostra disgrazia e privazione, l'uomo ovver gli elementi avversi della natura hanno fatto sparire dalla faccia della terra, deturpandola e rendendola più povera.
Dopo avere esegiti quest'opera, con il solo ausilio della sua Mente e con l'opera della sua Parola, Eloim-Iahvè,per ammirare compiaciuto e gioioso la sua meravigliosa opera archtettonica, scese dal cristallino opalescente cielo.
Mentre planava dolcemente e stava per toccare la Terra, intravide la sua immagine in un piccolo specchio di acqua, che riluceva di meravigliosi riflessi del suo cielo.
Erano indicibilmente dolci, amabili e belli i volti di quell'Essere e meritavano di essere ri-prodotti, e pensò di renderli visibili e toccabili.
Fu così che Eloim Iahvè pensò all'uomo.
VI PARTE
Raccontano i libri sacri degli ebrei che Colui, tra i tre, che sembrava il primus inter pares, consultò la Mens e la Parola, e disse : questo luogo, senza esseri viventi, spoglio, inabitabile e brumoso si trasformi in un paradiso e così avvenne.
Il paesaggio fu inondato di luce e vi fu alternanza di luce e tenebre, che dovevano servire agli esseri che avrebbero popolato la Terra.
Poi divise le acque del cielo da quelle della terra e frammise tra loro il firmamento.
Disse alle acque della Terra di ritirarsi e di lasciare asciugare in parte la terra, perchè potessero i loro piedi poggiare all'asciutto. Si alzarono immense onde, che ad un suo comando si ammansirono e si fecero più quete e la loro arroganza si infranse sulla spiaggia e sulle coste.La terra era circondata da oceani e mari e punteggiata di laghi e fiumi che scorrevano per ogni dove.
Poi con gesto ampio e armonioso sparse semi di ogni specie sulla terra ed essi
germogliarono e si alzarono verso il cielo rigogliosi e ciascuno crebbe e fece frutto a suo tempo secondo la propria specie.
Occorreva calore sulla Terra e allora pose a giusta distanza da quel luogo una luce splendende, che irragiava calore e luce nella giusta misura, e sprigionava energia vitale su ogni parte di essa.
Fissò altre lucine, che si illuminavano solo quando quella grande luce, che l'Essere chiamò Sole, si spegneva e si faceva buio e freddo sulla terra. tra di esse una spiccava per una singolaità: un tempo cresceva e diventava sempre più luminosa ed un tempo diminuiva e diventava sempre più piccola fino ad oscurarsi, per poi riprendere a ricrescere e ad annullarsi e questo con un moto perpetuo.
Guardò gli oceani, i mari, i laghi ed i corsi di acqua e vide che erano prive di vita. Plasmò con la terra ogni forma di pesce, con o senza squame e pinne, più o meno grandi, più o meno belli e mostruosi e li fece abirtare nelle acque più o meno profonde, permettendo loro di proliferare secondo la loro specie e forma.
Guardò il cielo e vide che era spoglio e ventoso. Raccolse i venti e formò con l'opera delle sue mani dalla terra esseri piccoli e grandi di ogni specie con ali e piume variegate e di ogni colore, che lanciò nell'aria, comandando loro di volare nell'aere e di moltiplicarsi e riempire con i loro giosi canti tutta la Terra.
Il mare brulicava di esseri viventi, il cielo era solcato da miriadi di giosi uccelli, e si accorse che la terra era priva di vita.
Plasmò ancora animali selvaggi, bestiame e rettili di ogni specie e riempì la terra di eneria vivente, che scorazzavano in ogni parte.
A tutti inoculcò un'energia vitale,che li univa tutti con un vincolo uguale a quello che stringeva tra di loro quell'essere triforme che li aveva plasmato e che aveva infuso nella loro esistenza un sentimento profondo di riconoscenza.
I tre Esseri diedero uno sguardo d'insieme e videro che tutto era armonioso e bello, pieno di un sentimento di comunione e si rallegrarono abbracciandosi.
A tutti diede norme e regole per la loro convivenza e infuse nella loro esistenza l'energia della vita e dell'unione.
Ma qualcosa ancora mancava.
Eloim-Iahvè, le tre persone unica sostanza e forma, avevano visto la loro sembianza riflessa nel dolce e calmo specchio d'acqua e venne loro il desiderio di riversare il loro Amore verso una creatura, che somigliasse a loro.
Prima, però, di mettersi all'opera, l'Eterno vole esternare un'essenza intrinseca ed intima, che apparteneva solo alla sua esistenza: La Parola e la Mente all'unisono con il Padre la pronunziarono: Misericordia!
Nessuno di noi può immaginare un tempo senza tempo, che gli uomini chiamiamo con una parola convenzionale: eternità, tempo senza inizio e senza fine.
Questo tempo senza tempo non appartiene all'uomo, nè agli esseri ed alle cose visibili, tangibili e misurabili.
Ogni essre vivente e vegetale viene "concepito", cioè viene irragiato dall'energia vivente, forse nasce (viene alla luce), forse vive un tempo più o meno lungo e sicuramente, dopo un certo momento, scompare, muore!
L'uomo non ha mai accettato questa sua situazione di caducità, di "effimerità".
Ha avuto aspirazioni strugenti ad una vita felice e duratura per sempre, che mai è riuscito ad avere e neppure a vivere.
Ha ricercato e ricerca tuttora l'elisir della vita, senza mai trovarlo.
Il suo spirito energetico, però, non demorde mai dalla ricerca.
Da questo sentimento di eternità, da questa illuminazione nasce nel suo cuore la vera Religione, il tentativo cioè di ri-legare la sua vita a qualcosa di consistente, ad una felicità persistente, ad un tempo infinito, all'eternità, in un luogo non-luogo.
Questo sentimento ha diversificato l'uomo da ogni altro essere vivente, lo ha fatto discettare accanitamente, lo ha elevato,lo ha riscattato dalla sua animalità e lo ha distinto dagli altri esseri, che vivono con lui sulla terra, con i quali non condivide questo senso profondo della vita ed, al contrario, sente radicata nella sua esistenza la nostalgia dell'eternità.
Questa nostalgia lo ha fatto sempre pensare, sognare e ricercare.
L'uomo ha immaginato e nei secoli l'uomo ancora ha avuto intuizioni, rivelazioni relativamente ad un Essere diverso da lui, anche se lo ha descritto con il suo linguaggio come un Essere a sè somigliante e da questo ha dedotto che tale Essere poteva essere personificato.
Questo invisibile, intangibile, sconosciuto Essere, che convenzionalmente chiamiamo Dio, pur essendo energia e luce pura, è stato dall'uomo "identificato" come Persona.
L'uomo può solo immaginarlo o tutt'al più può avere una sua intuizione, ma da sempre, però, ha ritenuto che non era possibile vederlo.
L'intoccabile Dio è stato personificato come l'energia pura, che sprigiona e dà energia vitale.
Il suo volto è pura luce e non è possibile guardarlo.
E' un fatto possibile, però, immaginarlo e dare di lui una sommaria descrizione.
L'Ebreo è l'unico popolo nell'antichità, che, su intuizione o rivelazione, come qualcuno ha scritto, del loro padre Abramo, ha dato un nome a quest'Essere, invisibile,intoccabile, chiamandolo: Eloim-Iahvè.
Gli altri popoli hanno proiettato nelle loro credenze il proprio essere, gli esseri potenti o insidiosi del medesimo uomo, idolizzandoli.
Solo recentemente ( tremila anni fa) il filone filosofico greco- romano ha affinato, nel tempo, la logica filosofica e scientifica ed ha tentato, con il proceimento logico filosofico-scientifico, di indicarne i "connotati", è pervenuto molto vicino alla descrizione della deità e dei suoi attributi, rappresentandolo come entità a se stante, autosufficiente, autoreferente, totalmente diverso dall'uomo.
Solo il popolo ebreo ha avuto, molti millenni prima, profonda intuizione ( o come qualcuno dice , rivelazione di un Essere, che denominato Eloim-Iahvè, ed ha raccolto su di Lui ogni notizia. che ha trovato nei contatti che ha avuto in millemmi con tutti i popoli medio-orientali ed africani.
E' riuscìto così a costruire una storia di quell'Essere,che gli Ebrei,incosciamente, hanno immaginato e descritto come un Essere uni-plurale.
Intuizione veramente eccezionale, ma inconsapevole e senza scientificità, fino ai tempi in cui apparse sulla terra un Essere storico ed enigmatico, chiamato Gesù il Nazareno.
E così, questo popolo ci ha tramandato e narrato sommariamente e con il misero linguaggio umano quella storia, che è contenuta negli antichi libri bibblici e nei vangeli.
A questa storia antica quel misterioso uomo, che si era affiancato a due amici di Emmaus nel loro viagio verso il loro villaggio, e che con grande rammarico si erano umanamente arresoi di fronte ai fatti tragici, che avevano riguardato il loro Rabbì, arrestato, processato, maltrattato ed ucciso per invidia dei Giudei e per mano di Pilato.
V PARTE
La Storia ebraica antica, alla quale si richiamava quel compagno avventizio di viaggio degli uomini di Emmaus, nelle spiegazioni delle scritture, sicuramente si è riferito al Pentateuco, che ci descrivono il Dio di Abramo, di Isacco, di Israele, come un Dio-Parola che crea cieli e terra, come Spirito che aleggia sulle acque.
Dio, energia-parola creatrice, flatus vocis che comanda al nulla di esistere in movimento ordinato.
Da questa sua sostanza, Eloim-Iahvè sprigiona la luce, che irrompe nell'universo caotico e immerso nelle tenebre.
Crea,ordina, mette tutto in movimento con il soffio della sua bocca, la sua Parola.
Tra le altre cosa che crea, Eloim-Iahvè, guarda il suo universo e scorge tra le sue galassie un luogo preciso dell'universo, sul quale proietta una sua irradiazione vitale.
Era, questo luogo (sul quale indirizzò l'energia vitale) la terra.
Tutti conosciamo, anche per sentito dire, la storia della terra e all'interno di essa quella di Adamo ed Eva, che le scritture ebraiche ci hanno tramandato.
Queste scritture andrò a scrutare, cosi come mi ero ripromesso.
Esse ci riferiscono che Eloim-Iahvè creò l'universo, con tutte le galassie e all'interno di esse anche il cosidetto sistema solare.
Accanto al sole pose a girare tanti pianeti e, attorno ad essi tanti satelliti.
Nel sistema solare, da una scomposizione sconvolgente e terrificante ( alcuno lo chiamano Big Bang!) ovvero creata dalla sua Parola, nacque anche un pianeta, attorno al quale pose a girare un piccolo oscuro satellite.
Il piccolo sistema terra, ancora incandescente, era deserto, brullo, sterile e senza vita.
Ad Eloim-Iahvè o a quell'Essere creatore, la terra sembrò un luogo idoneo ed adatto e pensò di renderlo un luogo bello e brulicante di vita.
Era ancora fumante del fuoco energetico con il quale era stata formato e Iahvè-Eloim pensò di raffreddarlo e permise che si formasse attorno ad essa un macro clima di notevole intensità, ricco di gas vitali di ogni genere, che gli uomini convenzionalmente chiamano atmosfera.
I gas si condensarono e si formarono masse liquide che si riversarono sul Pianeta sotto forma di fortissime piogge torrenziali.
Tanti liquidi pesanti vennero attratti dal Pianeta e scrosciarono sulla sua superficie fragorosamente, provocando lampi accecanti, fragorosi tuoni ed impressionanti terribili uragani.
Lo scontro tra il fuoco ed i liquidi creò attorno al pianeta una grande condensa nuvolosa e impetuosi venti.
La crosta del Pianeta divenne rugosa, cominciò a raffreddarsi, perdendo man mano energia, che si ritrasformò in nubi, venti, mari, laghi e montagne.
Si formò una crosta spessa di materie dure, al di sotto della quale scorrevano fiumi di altra materia incandescente e fiumi e laghi di liquidi di varia natura.
Si crearono così tutte le premesse perchè quel luogo potesse ricevere la presenza di quell'Essere e l'esistenza della vita.
Eloim-Iahvè era una Persona assai strana: sostanzialmente costiuito da una sola sostanza, ma nella forma assumeva l'aspetto di tre persone perfettamente identiche ed uguali tra di loro legati da un unico vincolo, che gli uomini, dopo la loro comparsa su tale Pianeta,hanno chiamato: Amore.
Vestigie di una così vaga descrizione di Iahvè-Eloim se ne trovano anche nella scoperta fatta dalla logica matematica, che in questi ultimi secoli ha approfondito lo studio del visibile e delle cose immanenti ed ha constatato, allo stato della ricerca, che anche la materia universale ed i mattoni che la costituiscono hanno una "dimensione" triforme:tre quark e tanti gluoni(che è una sorte di colla che unisce inscindibilmente i tre quark!)
Dio, infatti, non può essere diversamente descritto dall'uomo, che pur avendolo visto e conosciuto, nei tempi dei tempi, non ne ha conservato memoria.
Eloim-Iahvè ha lasciato qualche traccia di sè, lasciandosi intravedere dall'uomo, al quale aveva dato, rispetto a tutti gli altri esseri della terra, una capacità intuitiva notevole ed una capacità intellettiva di riconoscerne le tracce.
Egli non volle restare una Persona ignota e sconosciuta all'uomo, molte volte e in molti tempi si rivelò ad alcuni uomini scelti.
Eloim-Iahvè pose il pianeta alla giusta distanza del Sole, in modo che essa non fosse molto lontana da renderla troppo fredda, nè molto vicina per bruciarla con le sue radiazioni.
Sulla Terra, così come abbiamo detto venne chiamato il pianeta, c'era una varietà di luoghi freddi e meno freddi, caldi e meno caldi, che erano più o meno compatibili con quello che aveva pensato di fare.
Fece, così, tutto quello che noi ancora vediamo e tocchiamo ed ancora di più, molto di più, se si tiene conto di tutte le specie di erbe e arbusti odorosi e non , alberi da frutto e di bellezza raffinata,un'enorme varietà di uccelli del cielo, di pesci del mare, di animali striscianti, di animali bipedi e quadrupedi, eretti o proni, di animali amfibi ecc. ecc. che, per nostra disgrazia e privazione, l'uomo ovver gli elementi avversi della natura hanno fatto sparire dalla faccia della terra, deturpandola e rendendola più povera.
Dopo avere esegiti quest'opera, con il solo ausilio della sua Mente e con l'opera della sua Parola, Eloim-Iahvè,per ammirare compiaciuto e gioioso la sua meravigliosa opera archtettonica, scese dal cristallino opalescente cielo.
Mentre planava dolcemente e stava per toccare la Terra, intravide la sua immagine in un piccolo specchio di acqua, che riluceva di meravigliosi riflessi del suo cielo.
Erano indicibilmente dolci, amabili e belli i volti di quell'Essere e meritavano di essere ri-prodotti, e pensò di renderli visibili e toccabili.
Fu così che Eloim Iahvè pensò all'uomo.
VI PARTE
Raccontano i libri sacri degli ebrei che Colui, tra i tre, che sembrava il primus inter pares, consultò la Mens e la Parola, e disse : questo luogo, senza esseri viventi, spoglio, inabitabile e brumoso si trasformi in un paradiso e così avvenne.
Il paesaggio fu inondato di luce e vi fu alternanza di luce e tenebre, che dovevano servire agli esseri che avrebbero popolato la Terra.
Poi divise le acque del cielo da quelle della terra e frammise tra loro il firmamento.
Disse alle acque della Terra di ritirarsi e di lasciare asciugare in parte la terra, perchè potessero i loro piedi poggiare all'asciutto. Si alzarono immense onde, che ad un suo comando si ammansirono e si fecero più quete e la loro arroganza si infranse sulla spiaggia e sulle coste.La terra era circondata da oceani e mari e punteggiata di laghi e fiumi che scorrevano per ogni dove.
Poi con gesto ampio e armonioso sparse semi di ogni specie sulla terra ed essi
germogliarono e si alzarono verso il cielo rigogliosi e ciascuno crebbe e fece frutto a suo tempo secondo la propria specie.
Occorreva calore sulla Terra e allora pose a giusta distanza da quel luogo una luce splendende, che irragiava calore e luce nella giusta misura, e sprigionava energia vitale su ogni parte di essa.
Fissò altre lucine, che si illuminavano solo quando quella grande luce, che l'Essere chiamò Sole, si spegneva e si faceva buio e freddo sulla terra. tra di esse una spiccava per una singolaità: un tempo cresceva e diventava sempre più luminosa ed un tempo diminuiva e diventava sempre più piccola fino ad oscurarsi, per poi riprendere a ricrescere e ad annullarsi e questo con un moto perpetuo.
Guardò gli oceani, i mari, i laghi ed i corsi di acqua e vide che erano prive di vita. Plasmò con la terra ogni forma di pesce, con o senza squame e pinne, più o meno grandi, più o meno belli e mostruosi e li fece abirtare nelle acque più o meno profonde, permettendo loro di proliferare secondo la loro specie e forma.
Guardò il cielo e vide che era spoglio e ventoso. Raccolse i venti e formò con l'opera delle sue mani dalla terra esseri piccoli e grandi di ogni specie con ali e piume variegate e di ogni colore, che lanciò nell'aria, comandando loro di volare nell'aere e di moltiplicarsi e riempire con i loro giosi canti tutta la Terra.
Il mare brulicava di esseri viventi, il cielo era solcato da miriadi di giosi uccelli, e si accorse che la terra era priva di vita.
Plasmò ancora animali selvaggi, bestiame e rettili di ogni specie e riempì la terra di eneria vivente, che scorazzavano in ogni parte.
A tutti inoculcò un'energia vitale,che li univa tutti con un vincolo uguale a quello che stringeva tra di loro quell'essere triforme che li aveva plasmato e che aveva infuso nella loro esistenza un sentimento profondo di riconoscenza.
I tre Esseri diedero uno sguardo d'insieme e videro che tutto era armonioso e bello, pieno di un sentimento di comunione e si rallegrarono abbracciandosi.
A tutti diede norme e regole per la loro convivenza e infuse nella loro esistenza l'energia della vita e dell'unione.
Ma qualcosa ancora mancava.
Eloim-Iahvè, le tre persone unica sostanza e forma, avevano visto la loro sembianza riflessa nel dolce e calmo specchio d'acqua e venne loro il desiderio di riversare il loro Amore verso una creatura, che somigliasse a loro.
Prima, però, di mettersi all'opera, l'Eterno vole esternare un'essenza intrinseca ed intima, che apparteneva solo alla sua esistenza: La Parola e la Mente all'unisono con il Padre la pronunziarono: Misericordia!
Prima di ogni creazione di esseri simili a noi, creiamo la Misericordia, della quale sono piene le nostre viscere: "Misericordia io voglio e non vendetta"!
Elohim-Iahvè, aveva esperienza
Questo divenne il segno di tutto quello che era stato costruito con immenso Amore.

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