Era trascorso il terzo giorno dopo l'annunzio di sventura arrivato da Lovanio.
Avevo pianto notte e giorno e più e più volte, stordito, mi ero interrogato: dove sei? Come stai? Perchè...perchè ti è successo tuttoquesto?
Vaneggiavo e piangevo.
Ero stanco e non prendevo sonno.
Mi accadde qualcosa di straordinario in un momento di massima confusione:
Non so dormivo o ero sveglio, so solo che avvenne come una favola narrata in un film.
Mi trovai dietro la porta del luogo, dove, tanto tempo prima, avevo incominciato a lavorare.
Stranamente mi videvo in corsa e madido di sudore per la fatica di correre nel grigiore accennato dell'incipiente alba, verso lo studio ed ero pervenuto davanti la porta.
Da essa proveniva una forte luce, che traspariva in forte soffusione dagli interstizi della vecchia porta di legno.
Mentre mi accingevo ad aprire, la porta si spalancò improvvisamente ed io, impaurito, mi ritrassi di qualche passo.
Dalla porta usci lentamente la mia mamma Lucia e dietro di lei molte altre persone, piccole e grandi, i cui volti non riuscii a fissare, abbagliato com'ero, dalla fortisima luce, che proveniva dall'interno dello studio.
Per accedere dallo studio al piano strada c'erano due gradini in salita.
Apostrofai la mamma: " ma... mamma, che cos'è questa stranezza? Ma tu sei morta tanto tempo fa. Come sei tornata qui. Come hai fatto ad entrare nello studio chiuso?"
La mamma mi guardò sorridente e mi disse: "ti ho riportato Filippo" e, voltandosi, me lo mostrò, ultimo della lunga fila di figure, che, nel frattempo, erano uscite sulla strada. Fissandole attentamente riconobbi le sembianze dei nonni e di alcuni altri parenti, fratellini ed altre persone, che non riconobbi e che non avevo mai visto.
Filippo mi venne incontro, con un bel sorriso, mi abbracciò, mentre io restai a braccia penzoloni e annichilito, mi diede un bacio e mi disse dolcemente: "Non piangere e dì alla mamma di non piangere più: Io son salito al Cielo, un luogo meraviglioso ed indescrivibile. Da lì posso vedere tutto. Ho visto anche la brutta afflizione e le lacrime amare tue, di mamma e delle mie dolci sorelline. Son passato da una grande tribolazione, che mi ha afflitto nel corpo e nell'anima. Il mio soggiorno in terra fu tanto tribolato e tante volte triste e pieno di dolore, ma adesso è tutto finito e sono ripieno di una felicità, che descrivere non posso. Sto bene, sono immerso in un'atmosfera di luce e di pace: ho incontrato tutta questa schiera di parenti e amici, che mi hanno accolto con tanta gioia tra di loro e mi hanno messo subito a mio aggio. Vivo in un luogo pieno di amore e di una luce così dolce e piena di vita, che nessuno in terra mai potrà immaginare.
Fango e polvere ho lasciato e sono stato rivestito di un corpo totalmente nuovo.
Sono felice".
Tentai di alzare le mie cadute braccia, per abbracciarlo, ma egli mi sorrise e si svincolò dolcemente,scomparve, mentre io caddi nel buio davanti alla porta del mio studio, solo ma consolato.
Mi svegliai con il corpo intorpidito e madido di sudore.
Che sogno o forse che visione!
Non mi è più capitato fino ad oggi.
lunedì, maggio 24, 2010
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