Un grido inumano,
un salto nel buio
profondo della notte.
Rotola un corpo
ed esanime si ferma
sull'asfalto di sangue
il volto inumidito.
Alessandro è finito!
Della tua mamma
il cuor straziato,
di tuo padre
gli occhi smarriti
in vacui pensieri
di lacrime amare bagnati.
Che sorte, Alessandro,
che sorte!
la giovin vita
ti ha tolto la morte.
Nella notte profonda
ho pregato...ho pregato,
ma il pensier ha vagato,
cercando la ragion
di una simile morte.
Non so quando avverrà,
ma avverrà che il tragico
angiol della morte
verrà sconfitto.
Questa notte mi ha dato
scacco matto.
Amaro calice
di un giovane figlio
del qual la morte,
la vita ingoia
e gli occhi priva di gioia
e annebbia la mente e il cuore.
Ogni gentil sentire scaccia
e cessan i sentimenti d'amore,
infurian l'odio e il rancore
verso chi fu causa
di un tal dolore.
O morte. terribil morte,
m'hai dato scacco,
in questa oscura notte!
Ho subito
un grande smacco
ma io già so
che l'Invetore della vita
muoverà il cavallo bianco
sullo scacchiere
del divenir perenne
per libermi dall' illusorio
effimero tempo
e darmi un tempo senza fine.
Addio,Alessandro, addio!
(poesia scritta il 10 gennaio 1988 qualche giorno dopo la morte per indidente stradale di Alessandro figlio di Totò, fratello di mia moglie Marianna)
sabato, novembre 27, 2010
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